Soffri di mal di schiena?

Soffri di mal di schiena?

“Il dolore era atroce. Era come se qualcuno, con un fiammifero, mi avesse appiccato il fuoco alla schiena! Ricordo solo che mi stavo allungando per lavare il pavimento, e di colpo fu come se tutta la schiena prendesse fuoco. Rimasi in quella posizione per giorni, non riuscendo a raddrizzarmi. Non avevo mai provato un dolore del genere”, narra M., una casalinga di 50 anni e madre di due figli.

Il dolore dovuto al mal di schiena colpisce un cittadino europeo su cinque. E’ quanto pubblicato di recente dall’autorevole rivista medico-scientifica inglese The Lancet, che in tre diversi documenti offre una panoramica generale sul dolore lombare e sulle conseguenze di questa vera e propria “epidemia” a livello sociale ed economico. La lombalgia risulta essere la prima causa di disabilità in tutto il mondo; (più del cancro al polmone, intestino e seno, insieme).
In qualsiasi momento, circa 540 milioni di persone nel mondo stanno soffrendo di lombalgia e l’invalidità derivante da questa patologia è più alta in età lavorativa, e diventa ancora più importante considerando che spesso le possibilità di cambiare lavoro sono limitate.
Anche se la maggior parte degli episodi di lombalgia sono di breve durata, gli episodi ricorrenti sono comuni e il mal di schiena è sempre più inteso come una condizione invalidante di lunga durata, con un andamento variabile.

In questo articolo vedremo quali sono le più comuni cause di mal di schiena tra gli adulti giovani e di mezza età, cosa si può fare per alleviare il dolore o per prevenirlo e qual è il piano terapeutico più strategico per ricevere le cure migliori e più efficaci.

Quando una persona soffre di discopatia

La discopatia è una dicitura generica che indica una serie di alterazioni del disco intervertebrale e che può favorire la comparsa di ernie e portare, con il passare degli anni, ad artrosi vertebrale.
La rivista Fortune, a proposito dei dischi intervertebrali, dice: “Una volta superato un certo livello di degenerazione, il minimo sforzo — una cosa banale come starnutire o piegarsi per spostare uno stereo — può essere la goccia che fa traboccare il vaso”.

Cos’è il disco intervertebrale

È una struttura fibrocartilaginea a forma di cuscinetto piatto, tondeggiante e con uno spessore variabile dai 7 ai 10 mm in senso cranio- caudale, interposta tra i corpi vertebrali di due vertebre contigue.

Il disco può essere distinto in due parti:

– ANULUS FIBROSO: l’anello fibroso è una struttura fibrocartilaginea che racchiude e protegge il nucleo polposo. Presenta uno spessore maggiore nella sua porzione anteriore e in esso si possono distinguere una zona lamellare (più esterna, in cui le fibre sono disposte in strati concentrici) ed una zona di transizione (interna, in cui la disposizione delle fibre gli conferisce un aspetto più omogeneo).

– NUCLEO POLPOSO: si trova nella parte più interna del disco, si presenta con un aspetto gelatinoso poiché è costituito per l’80% da acqua e da MEC (Matrice extracellulare). E’ proprio grazie allo spostamento di acqua che il nucleo si deforma e si adatta alle forze di compressione a cui viene sottoposto durante le attività della vita quotidiana. Il nucleo polposo non si localizza perfettamente al centro del disco ma è dislocato più posteriormente dove risulta più sottile, meno ricco di fibre di collagene e quindi più suscettibile a rottura.

Il nucleo polposo è una struttura avascolare, cioè non presenta vasi sanguigni.

Il suo nutrimento è garantito da processi osmotici che avvengono a livello della matrice extracellulare, una sostanza gelatinosa che circonda le cellule ricca di glicoproteine, proteoglicani, collagene e acido ialuronico. Queste vengono prodotte dalla componente cellulare del nucleo, che ha un ruolo determinante nei meccanismi di degenerazione discale.

La degenerazione infatti ha inizio quando la parte cellule non riesce più a produrre, mantenere e riparare la matrice.

Come e quando inizia a degenerare il disco? Si può evitare?

Degenerazione del disco: fattori di rischio

Il processo degenerativo è stato diviso in 3 fasi separate:

  • Fase di Disfunzione: si osserva negli individui con età compresa fra i 15 e i 45 anni, caratterizzato da fessurazioni a livello dell’anulus fibroso e sinovite delle faccette articolari.
  • Fase di instabilità: si osserva in età compresa fra i 35 e i 70 anni. Caratterizzata dalla rottura del disco, disidratazione, lassità legamentosa e degenerazione delle faccette articolari.
  • Fase di stabilizzazione: si presenta negli individui con età superiore ai 60 anni, caratterizzata da ipertrofia ossea, rigidità articolare e anchilosi.

Con il passare del tempo il disco subisce notevoli cambiamenti in quasi la totalità dei soggetti.

La sua degenerazione è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici ed ambientali che, associati ai fisiologici fenomeni di invecchiamento, lo portano a disidratarsi, assottigliarsi e a perdere progressivamente altezza e volume.

Fattori di rischio

Genetici

La componente genetica sembra avere un ruolo fondamentale nei meccanismi di degenerazione discale, contribuendo per un buon 70%. Per esempio troviamo polimorfismi dei geni che codificano per le componenti del disco (COL1, COL9, COL11, FN..) o polimorfismi coinvolti dell’alterazione dell’equilibrio fra processi anabolici e catabolici (MMP1,MMP3,PARK2). Inoltre, studi recenti, dimostrano che l’inizio del processo degenerativo è mediato soprattutto dal gene VDR (che codifica per il recettore della vitamina D).

Ambientali

  • Obesità: implicata sia per un fattore di origine meccanico che per le comorbidità ad essa correlate, ad esempio le patologie cardiovascolari che sembrano interferire con la perfusione discale.
  • Carichi assiali ripetuti: questi possono derivare da spostamenti di pesi associati a movimenti di torsione o flessione della colonna, da posizioni statiche mantenute per lunghi periodi o da attività lavorative notturne che ostacolano i normali processi di nutrimento del disco.
  • Abitudini di vita: specialmente il fumo, in quanto ostacola i meccanismi di perfusione a livello del disco.
  • Età: maggiore di 50/60 anni.
  • Sesso: Uomo-Donna in rapporto di 2:1.

Nella patogenesi della degenerazione discale, oltre ai fattori ambientali e genetici, contribuisce anche l’invecchiamento fisiologico che determina due fenomeni cruciali:

  • Senescenza: stato in cui le cellule smettono di proliferare e produrre le sostanze che compongono la MEC. Questa condizione di scarsa proliferazione deriva principalmente dalla riduzione di alcuni fattori di crescita, dell’apporto ematico e di quello nutritivo. La senescenza cellulare porta ad alterare gli equilibri catabolici ed anabolici, a favore dei primi.
  • Morte programmata: l’aumento del catabolismo della MEC del disco altera il microambiente intorno alle cellule innescando processi di apoptosi (morte cellulare programmata).

Cause

La discopatia viene distinta in diverse tipologie, in base alle cause che la determinano:

  • Discopatia traumatica: si verifica in seguito ad un trauma o a sforzi eccessivi.
  • Discopatia degenerativa: colpisce prevalentemente le persone anziane ed è determinata da fattori genetici, ambientali e da processi di invecchiamento fisiologico.
  • Discopatia infettiva: si sviluppa in seguito a infezioni.
  • Discopatia autoimmune/infiammatoria: provocata dall’azione di sostanze proinfiammatorie (citochine e istamina) presenti nel disco.

Conseguenze della degenerazione discale: protusioni ed ernie

La degenerazione del disco può portare, nel tempo, a complicanze che possono manifestarsi con un quadro clinico sintomatologico importante. A seguito della disidratazione e di una consistenza sempre più debole del disco, infatti, si tendono a formare delle fessurazioni a carattere circonferenziale o radiale.

In base alla loro localizzazione ed alla loro entità, possono generare due delle più frequenti e conosciute discopatie:

PROTUSIONE DISCALE: Si verifica quando il disco viene schiacciato e deformandosi esce fuori dal suo spazio naturale, con la possibilità di comprimere le strutture nervose. Si possono notare fenditure a livello del nucleo polposo e nella parte più interna dell’anulus, senza però la sua completa rottura.

ERNIA DISCALE: si verifica quando le fibre dell’anulus sono distrutte e si assiste alla fuoriuscita parziale o totale del nucleo polposo con eventuali compressioni mieloradicolari. L’ernia si forma con maggiore frequenza posteriormente, dove lo spessore del disco risulta più fragile.

In base alla sede vengono classificate in:

  • Mediane: quando si presentano posteriormente verso il canale vertebrale in posizione centrale.
  • Paramediane: quando sono poco deviate dalla linea mediana.
  • Intraforaminali: quando vanno ad occupare il forame di coniugazione che rappresenta lo spazio compreso tra due vertebre adiacenti attraverso il quale fuoriesce il nervo.
  • Extraforaminali: quando si presentano in posizione latero-esterna al forame di coniugazione.

In base alla quantità di nucleo polposo fuoriuscito, invece, distinguiamo:

  • Ernia contenuta: si presenta come uno stiramento delle fibre dell’anulus fibroso che vengono schiacciate dal nucleo polposo, il quale rimane integro e contenuto all’interno del disco anche grazie al legamento longitudinale posteriore.
  • Ernia protrusa: in questo caso l’ernia ha determinato la lesione del legamento longitudinale posteriore e sporge in modo più marcato nel canale vertebrale entrando direttamente in contatto con le strutture nervose. Il nucleo polposo rimane tuttavia ancora parzialmente nella sua naturale sede anatomica.
  • Ernia espulsa o migrata: in questo caso il nucleo polposo abbandona la sua naturale sede anatomica perdendo ogni rapporto di continuità con il disco e venendo a trovarsi nel canale vertebrale.

Alla degenerazione del disco si associano spesso alterazioni delle strutture vertebrali limitrofe, che derivano dall’aumento dello stress meccanico dovuto al deficit funzionale del disco (osteofitosi vertebrale, sclerosi delle limitanti, modifiche del soma vertebrale).

Sintomi

Cosa succede al paziente affetto da discopatia?

In realtà la discopatia degenerativa può rimanere silente a livello clinico, oppure provocare dei sintomi in base al distretto vertebrale interessato. I distretti più frequentemente colpiti sono quello CERVICALE e quello LOMBARE (nel 95% dei casi è coinvolto il tratto L4-L5).

Il dolore, quando è presente, può insorgere anche in assenza di compressione midollare o radicolare. All’interno del disco degenerato, infatti, si crea un accumulo di sostanze pro-infiammatorie che vanno a stimolare i nocicettori e i meccanocettori durante le sollecitazioni meccaniche e il movimento, responsabili della sua comparsa.

Quando alla degenerazione del disco si associa l’erniazione del nucleo polposo, si può presentare una sintomatologia di tipo radicolare a seconda del livello di lesioni e di compressione.

Nei casi più comuni la sintomatologia è rappresentata da:

  • Dolore: ha origine dalla radice nervosa compressa per poi irradiarsi lungo il territorio di innervazione. Se sono interessate le radici nervose che originano dalla regione lombare il dolore solitamente si manifesta nella parte bassa della schiena, del gluteo e della gamba. Se invece il problema interessa la regione cervicale i sintomi più comuni riguardano il collo, la spalla e il braccio.
  • Contrattura antalgica: il nostro corpo per proteggerci dal dolore blocca i movimenti irrigidendo la muscolatura. Tale rigidità aggrava ulteriormente il quadro sintomatologico perché aumenta la compressione sulle strutture vertebrali e sulla radice nervosa.
  • Disturbi sensitivi: sensazioni di formicolio, bruciore, scossa elettrica, tensione o altre alterazioni della sensibilità.
  • Disturbi motori: Riduzione della forza e della capacità di attivare i muscoli innervati dalla radice interessata.

Diagnosi

La diagnosi presuntiva di radicolopatia da ernia discale prevede:

  • Raccolta dati e Storia clinica del paziente.
  • Test di Funzionalità (flessibilità e ampiezza del movimento).
  • Test neurologici (deficit di forza e di sensibilità).

È possibile che vengano prescritti esami strumentali come una radiografia o una risonanza magnetica (RM), a cui se necessario vengono associate EMG o potenziali evocati per avere informazioni sul grado di conducibilità nervosa.

Trattamento

Un approccio integrato di tipo strumentale, propriocettivo e posturale rappresenta la scelta terapeutica migliore per una ripresa totale della funzionalità vertebrale.

L’utilizzo di FANS e antidolorifici si rivelano utili in una prima fase per la gestione del dolore e dell’infiammazione.

Anche l’ozono terapia rappresenta una valida opzione.

Le infiltrazioni infatti migliorano l’ossigenazione dei tessuti e in caso di ernia promuovono l’azione fagocitaria delle cellule immunitarie, favorendo e accelerando i processi di guarigione spontanea.

Tra le tecniche riabilitative, oltre all’utilizzo della terapia fisica che vede come principali protagonisti la laser terapia ad alta potenza, la radiofrequenza e la neuromodulazione, ricordiamo l’esercizio terapeutico.

L’esercizio terapeutico mirato consente di agire sulla postura, sull’elasticità e sul rinforzo muscolare, migliorando il controllo neuromotorio di tutte le strutture responsabili della corretta biomeccanica del movimento.

Stile di vita sano, esercizio fisico e corrette abitudini comportamentali giocano un ruolo prioritario nella gestione delle patologie discali.

La presenza di dischi intervertebrali più stretti è stata infatti associata a scarsa attività fisica (O’Sullivan et al.).

Invece, la riduzione del peso corporeo e delle cattive abitudini come il fumo, possono agire prevenendo e/o riducendo i fenomeni degenerativi a carico del disco.

Degenerazione discale non equivale sempre a DOLORE.

Non tutte le ernie, protrusioni o schiacciamenti sono responsabili di problematiche discali che causano dolore. Non è raro infatti trovare alla risonanza magnetica ernie o protrusioni anche in pazienti che non presentano dolore vertebrale. ( Boden et. al)

Molto spesso il dolore è determinato da un’errata biomeccanica vertebrale o da problematiche muscolari.

Da qui la necessità di includere, all’interno del percorso terapeutico, un’attenta analisi posturale che si avvale dell’utilizzo di apparecchiature all’avanguardia e non invasive per indagare sulla reale causa che ha scatenato il dolore.

Ciò consente di risolvere il problema, evitare le recidive ed impostare programmi di rieducazione posturale e funzionale altamente personalizzati.

Nei casi di mancato miglioramento, vengono poste indicazioni chirurgiche, con un ventaglio di tecniche a disposizione particolarmente ampio ed in continua evoluzione, a motivo dell’alto tasso di innovazione scientifica e tecnologica.

Si raccomanda di considerare l’intervento chirurgico in presenza di tutti i seguenti criteri:

  • Durata dei sintomi superiore a sei settimane
  • Dolore persistente non rispondente al trattamento analgesico
  • Fallimento, a giudizio congiunto del chirurgo e del paziente, di trattamenti conservativi efficaci adeguatamente condotti.

In mancanza di congruità dei suddetti parametri si impone una rivalutazione del caso.

Conclusioni

Il mal di schiena non risparmia nessuno. Ci vanno soggetti sia operai che impiegati. Può colpire uomini e donne, giovani e vecchi. Quando il dolore è ricorrente e incessante, può incidere sul lavoro, sul salario, sulla famiglia e sul proprio ruolo in famiglia, facendo soffrire anche a livello emotivo.
Valutazioni errate o tardive circa le migliori pratiche hanno portato molte persone a ricevere cure sbagliate.
L’esigenza è dunque quella di combattere malintesi diffusi sia nella popolazione, sia tra gli operatori sanitari, sulle cause, la prognosi e l’efficacia dei diversi trattamenti per la persona affetta da discopatia che si basano spesso su modelli di cura frammentati e soprattutto sorpassati.
Da qui la necessità di mettere a punto un METODO, in grado di “spegnere” il mal di schiena cronico, che vede al centro lo sviluppo di un approccio di cure multidisciplinare che prende in carico la persona nel suo complesso, seguendola per tutto il tempo necessario a curare le problematiche presenti con risultati significativi.

Obiettivo dello Staff Medico e di Riabilitazione che opera presso il Poliambulatorio Orice è utilizzare le nuove tecnologie e i metodi di cura più avanzati per garantire il ben-essere duraturo della persona con patologie della spina dorsale. Come disse il chirurgo ortopedico dott. D. K. McElroy: “Alcuni nascono con la schiena difettosa, e col passar degli anni naturalmente qualcosa va storto, ma la maggioranza dei casi si possono evitare vivendo in modo giudizioso”.

La cefalea e l’emicrania ti fanno impazzire? A Milazzo apre la Clinica del mal di testa (con visite gratuite)

La cefalea e l’emicrania ti fanno impazzire? A Milazzo apre la Clinica del mal di testa (con visite gratuite)

Il mal di testa ti perseguita? Soffri di cefalea di tipo tensivo o emicrania? Apre a Milazzo all’interno del Poliambulatorio Orice la Clinica del Mal di Testa, un centro specializzato nella cura delle principali cefalee. Puoi verificare il ruolo o l’influenza del distretto cervicale o dell’articolazione temporo-mandibolare per il tuo mal di testa partecipando gratuitamente allo Screening Day che si terrà venerdì 25 Maggio in Via Colonnello F. Bertè, 70 al Poliambulatorio Orice (prenotazioni allo 090922 2866).

IL NETWORK. All’interno della clinica opera un network multidisciplinare moderno di professionisti, tra cui neurologo, fisioterapisti e laureati in scienze motorie, specializzati nella valutazione globale, nella cura e nel proporre un percorso personalizzato con terapie non farmacologiche a chi soffre di cefalea. In questo percorso i professionisti, sapranno analizzare i sintomi e le caratteristiche di tali disturbi, interpretandoli e ricercandone una causa differente dai “comuni” canoni di giudizio.

UN MILIARDO. Infatti, il mal di testa, anche chiamato cefalea, è il sintomo più diffuso al mondo, dopo la febbre: più di un miliardo di persone ne soffre, con serie disabilità che minano gravemente la vita famigliare e lavorativa. Molti, dunque, non hanno ancora una diagnosi precisa, seguono cure per proprio conto con nessun risultato o ricevono terapie non aggiornate e continuano a soffrire. Questa clinica specializzata nasce proprio per loro, al fine di dare una risposta scientifica e precisa a un problema fino ad ora irrisolto.

LA TERAPIA. Numerosi fattori possono far precipitare un attacco e contribuire al suo peggioramento o cronicizzazione e i principali. Il primo step fondamentale del percorso terapeutico della Clinica del Mal di Testa, al Poliambulatorio Orice, è la visita specialistica con professionista esperto in cefalee, per poter inquadrare correttamente la sua condizione e decidere le modalità più idonee al trattamento delle sue cefalee.

SCREENING GRATUITO. «Lo screening gratuito di venerdì 25 maggio – spiega il direttore della clinica, il dottore Pino Riolo – è rivolto indistintamente a tutti coloro che soffrono di mal di testa, a chi si sta curando col “fai-da-te” o si limita a seguire indicazioni generiche o chi, più grave, soffre di questo disturbo da mesi senza riuscire a guarire. La visita serve per inquadrare il tipo di cefalea che si ha davanti e valutare la terapia più idonea non farmacologica da seguire. Per questa giornata sarà con noi il Dottor Riccardo Rosa, Responsabile , nonché ideatore, del Network “Clinica del Mal di Testa”, esperto di terapia manuale e trattamento miofasciale delle cefalee. Insieme a lui ci proponiamo di andare a ricercare, trattare e spegnere punti specifici della zona cervicale e temporo-mandibolare, detti “punti stressor”, i quali, se stimolati, accendono il mal di testa. Siamo davanti a qualcosa di nuovo nella valutazione, gestione e cura delle cefalee, dove, grazie alla scientificità e professionalità dei mezzi utilizzati, si arriverà al risultato sperato».

Fonte: www.oggimilazzo.it

Falsi miti dell’emicrania

Falsi miti dell’emicrania

L’ emicrania è il disordine neurologico con l’impatto più alto al mondo in termini di giorni vissuti con disabilità e dolori.

Sembra incredibile ma esistono ancora dei veri e propri miti sull’emicrania che vanno del tutto affrontati e combattuti. Una soluzione semplice è rivolgersi a professionisti esperti in cefalee come quelli del network della Clinica del Mal di Testa.

Sfatare questi miti è già un vero e proprio rimedio terapeutico per chi soffre di emicrania.

Mito numero 1: l’emicrania è causata da stress, depressione o altri fattori psicologici

Questo mito è errato perché l’emicrania è un disordine neurologico e non psicologico!

Per essere più chiari: l’emicrania è causata da caratteristiche specifiche del substrato neurologico . Alcune aree cerebrali delle persone con questa forma di cefalea tendono a una instabilità funzionale a cui si associano alterazioni e anormalità di certi meccanismi neurologici che, in determinati momenti e sotto l’azione di vari fattori irritativi, sfociano in una ipersensibilità e iperreattività del sistema nervoso centrale in toto.

Molteplici sintomi vengono innescati in un attacco di emicrania senz’aura:

  • Dolore (moderato, medio, grave).
  • Nausea.
  • Vomito.
  • Ipersensibilità ai suoni.
  • Ipersensibilità alla luce o altri stimoli esterni.
  • Dolore cervicale e rigidità nei movimenti.
  • Sbalzi d’umore.
  • Difficoltà di concentrazione.

L’ emicrania è una condizione neurologica molto debilitante. Può facilmente diventare emicrania cronica e impedire tutti gli aspetti della vita di una persona:

  • Lavoro,
  • Famiglia,
  • Qualità della vita,
  • Rapporti interpersonali,
  • Tempo libero.

È una belva insaziabile che aggredisce ogni aspetto dell’esistenza di chi ne soffre. Questo effettivamente può facilitare la comparsa di disagi psicologici, come l’ ansia o la depressione che spesso si associano a tale forma di cefalea ma senza relazione di causa-effetto. Si parla infatti di comorbidità per indicare tale associazione che ovviamente complica la situazione.

Molte persone che soffrono di emicrania si sono rivolte a decine di specialisti e medici di ogni sorta spendendo tempo, risorse economiche e fisiche. Ciò è altamente stressante e deprimente. Non tutti i medici sono preparati per capirla e gestirla al meglio. Pensare che tutto sia un problema psicologico è un grave errore. Ecco perchè è importante rivolgersi a medici neurologi esperti in cefalee.

Mito numero 2: tutti i medici sanno diagnosticare e trattare l’emicrania

Le statistiche mostrano che, in media, soltanto 1 medico su 20 è esperto in cefalee ed è in grado di diagnosticare e saper gestire terapeuticamente in modo corretto e aggiornato l’ emicrania senz’aura, l’ emicrania senz’aura mestruale,  l’ emicrania con aura e l’emicrania cronica.

Solo il 5% conosce davvero di cosa stiamo parlando.

Le persone che soffrono di emicrania nelle sue varie forme sono circa il 12% della popolazione mondiale! Di queste persone solo il 26% che effettua delle visite mediche riceve una diagnosi valida con relative cure. Solo 1 persona su 2 ottiene una qualche forma di terapia che sia minimamente efficace.

Il sistema medico moderno non conosce e affronta l’emicrania nel modo appropriato, ecco perché son sempre più necessari centri specializzati, o network di professionisti esperti.

Mito numero 3: devi fartene una ragione…

Quando si parla di emicrania, la risposta standard di molti professionisti sanitari è che sia una “malattia per tutta la vita”.

Niente di più sbagliato: l’emicrania è un disordine e non una malattia perchè non esiste ad oggi nessuna causa patologica specifica a giustificare tale affermazione. Non ci sono infatti lesioni del sistema nervoso, nè virus o batteri o malformazioni patologiche. Esistono trattamenti, strategie e terapie che possono contenere tale disordine neuro-funzionale, diminuire i sintomi e la disabilità fino a garantire una qualità della vita accettabile . E’ un percorso difficile che necessita un percorso multidisciplinare e un cambiamento serio del proprio stile di vita.

Non esiste una cura miracolosa, una pillola speciale che possa risolvere il problema in modo definitivo e rapido.

Attraverso un percorso terapeutico multidisciplinare si può avere una reale diminuzione della frequenza degli attacchi, una mitigazione della loro intensità e durata, una migliore risposta ai farmaci stessi e una risoluzione della disabilità!

Ma prima di tutto vanno identificati i fattori stressor o trigger associati, ad esempio quelli muscolo-scheletrici o alimentari, attraverso la compilazione precisa e costante del diario.

Mito numero 4: l’emicrania non è pericolosa per la propria vita

Chi soffre di emicrania è a rischio di morte.

Sembra incredibile da credere ma tra le persone sotto i 45 anni che hanno un ictus ben il 27% è dovuto all’emicrania.

Un dato inquietante che dovrebbe far riflettere è che, negli USA, la quarta causa di morte è proprio l’ictus.

Semplificando con le percentuali:

  • Rischio di ictus per le persone “comuni” è dello 0,18%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania è dello 0,36%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con aura è del 2,27%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con senza aura è dell’1,83%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania e usa contraccettivi orali è dell’8,72%.

Altri fattori di rischio sono:

  • Ipertensione.
  • Fumo.
  • Vita sedentaria.

L’emicrania ha un impatto devastante sulla qualità della vita. Oltre ai sintomi e disabilità, può comportare situazioni di mobbing sul lavoro (perché il mal di testa non si può “vedere”), problemi nei rapporti interpersonali e sociali.

Si tende a giudicare negativamente chi soffre di emicrania, additandola come persona che non sopporta lo stress, non è abbastanza forte o sicura di sé.

Gli studi scientifici dimostrano come questi 4 miti siano assolutamente falsi e che, invece, portino troppo spesso a credere e valutare chi soffre di emicrania negativamente.

Se soffri di emicrania e sei una persona a rischio è opportuno rivolgersi il prima possibile a professionisti esperti e intraprendere un percorso terapeutico integrato e multidisciplinare.

Articolo a cura di

clinicadelmalditesta.it

Sintomi, cause e rimedi naturali per il mal di testa

Sintomi, cause e rimedi naturali per il mal di testa

La cefalea o mal di testa è una condizione sempre spiacevole che incide fortemente sulla qualità della vita di chi ne soffre. Spesso si cercano anche dei rimedi naturali per il mal di testa.

Viene identificata con un dolore, più o meno localizzato che può colpire la zona della testa e arrivare anche fino al collo o viceversa, dal collo arriva alla testa.

Un’ emicrania aggressiva provoca dolore e una sensazione di “pulsazioni” nella zona della testa, su un lato o entrambi. Spesso è accompagnata da nausea, vomito e iper-sensibilità alla luce e ai rumori.

Alcuni medicinali possono alleviare il dolore, soprattutto se presi quando scattano i primi campanelli di allarme. Tra questi ci sono:

  • Formicolii da un lato del volto o anche a un arto.
  • Visione offuscata o con flash.
  • Alterazioni della vista.

Una cefalea primaria come l’emicrania è un disordine neurologico dovuta all’alterazione di peculiari meccanismi neurofisiologici responsabili dell’interpretazione e della risposta del sistema nervoso agli stimoli quotidiani in determinati momenti e condizioni.

Il dolore colpisce, quindi:

  • I muscoli di cranio, faccia e collo.
  • Le arterie e le vene.
  • I nervi.
  • I seni paranasali.
  • Orecchie e occhi.

Prima di spiegare alcuni rimedi naturali per il mal di testa è opportuno capire di che tipologia di cefalea si sta parlando studiandone i sintomi e valutandone le possibili cause.

I sintomi

L’ emicrania ha solitamente la sua genesi da bambini, adolescenti o in giovane età. Di rado compare quando si è già adulti.

Viene solitamente divisa in quattro fasi:

1. Prodromo. Circa uno o due giorni prima che l’attacco colpisca si manifestano alcuni sintomi come:

  • Costipazione
  • Cambiamenti dell’umore, ma anche euforia o depressione.
  • Il desiderio di cibi particolari
  • Rigidità o dolori nella zona del collo.
  • Aumento della seta con conseguente necessità di andare in bagno.
  • Comparsa di molteplici sbadigli.

2. Aura. È una condizione che solitamente si manifesta prima dell’attacco di emicrania, anche se la maggior parte dei casi sono senza “aura”. La maggior parte dei sintomi associati a questa fase sono disturbi alla vista e flash, oppure difficoltà a parlare, disturbi motori o sensoriali. L’ emicrania con aura è una forma specifica e unica.

  • Abbassamento della vista.
  • Debolezza o una sensazione di insensibilità sul volto o su un lato del corpo.
  • Difficoltà nel parlare.
  • Movimenti incontrollati, come piccoli stacchi o pulsazioni.
  • In rari casi si ha anche una certa debolezza a braccia e gambe.

3. Attacco. La durata di un’emicrania è molto variabile ma di media si assesta intorno alle 72 ore. Anche la frequenza può variare molto, da una al mese fino a svariati eventi. Gli effetti che si verificano durante un attacco sono:

4. Postdrome. La fase finale di un completo attacco di emicrania. Il soggetto prova delle sensazioni simili a quelle di un dopo sbronza. La durata può variare ma in generale non supera le 24 ore. In sintomi più comuni sono:

  • Confusione.
  • Debolezza.
  • Sensibilità alla luce e ai suoni.
  • Vertigini.
  • Malumore
  • Dolore al collo

rimedi naturali del mal di testa sono utili, una volta individuati i sintomi, per diminuirne gli effetti. L’emicrania è una patologia complessa che necessita il supporto di uno specialista per superarla.

Utilizzare i rimedi naturali, che descriveremo in seguito, deve servire per tentare di alleviare i sintomi in modo appunto non farmacologico, come alternativa alla pericolosa quanto dispendiosa automedicazione. I farmaci sono fondamentali in molti casi ma bisogna rivolgersi a un medico specialista e seguire le indicazioni giuste. Mai far-da-sè!

Chi soffre di emicrania ha spesso sperimentato varie cure, più o meno scientifiche. Capire la patologia è un passo fondamentale. Sopratutto non sottovalutiamo i fattori muscolo-scheletrici cervicali.

Le cause

L’ emicrania non ha una causa scatenante come solitamente si intende per una malattia. Non c’è alcuna lesione al cervello, non ci sono virus o batteri, non c’è alcuna patologia vera e propria. Per questo motivo l’emicrania non viene considerata una malattia ma è un disordine neurologico.

La scienza ha messo in evidenza come:

  • Fattori genetici,
  • Ambientali e
  • Personali

Abbiano un ruolo assolutamente rilevante nel favorire la disfunzione di alcuni meccanismi che portano ai sintomi.

In sintesi, chi soffre di emicrania ha un sistema nervoso particolare che per ragioni evolutive, ambientali, caratteristiche individuali e comportamenti, è più facilmente incline a irritazioni e malfunzionamenti a cui risponde in modo protettivo (dolore alla testa).

Per gestire l’ emicrania oggi è necessario imparare a individuare i fattori “stressor” e “trigger” , cioè quei fattori individuali o ambientali in grado di “stressare” il proprio sistema nervoso oltre la sua capacità di tolleranza, e di irritarlo attivando una reazione difensiva (l’attacco di mal di testa).

In generale alcuni di questi elementi in grado di favorire la precipitazione di un attacco sono:

  1. Cibo. Esistono alcune tipologie di alimenti che potrebbero dare vita un attacco di emicrania. Formaggi stagionati, cibi elaborati e decine di altri alimenti. Un esperto nutrizionista in dieta chetogenica conosce bene quali di questi cibi siano deleteri per l’organismo e quali, invece, utili per contrastare l’emicrania.
  2. Additivi nel cibo. Ad esempio l’aspartame, o altri coloranti.
  3. Alcool. Solitamente è un fattore scatenante dell’emicrania, basti pensare al mal di testa mattutino dopo che si è bevuto qualche bicchiere di troppo la sera prima.
  4. Stress. Mal di testa e nausea vanno spesso a braccetto con lo stress, che è un elemento soggettivo in grado di amplificare e peggiorare le condizioni cliniche.
  5. Cambiamenti ormonali. Il più delle volte sono le donne a subirne gli effetti. I cambiamenti neurofisiologici che avvengono nel periodo del ciclo possono facilitare l’irritazione del sistema nervoso provocando il mal di testa, solitamente subito prima o subito dopo il ciclo. Oppure durante la gravidanza o, di frequente, anche nel periodo di menopausa. A incidere sugli sbalzi ormonali sono un gran numero di fattori come lo stesso stress, l’ansia. Da qui si comprende come lo scatenarsi di un attacco sia legato a più fattori combinati tra di loro.
  6. Sonno. Purtroppo molte persone non seguono una “regime del sonno” equilibrato. La mancanza di sonno o i disturbi del riposo favoriscono i processi infiammatori. La regolarità del riposo è molto importante. Stravolgimenti in questo senso, come il jet lag sono un trigger potente.
  7. Sesso. Purtroppo anche avere rapporti sessuali può, per una serie di fattori fisici e ormonali, dare il via a un fastidioso mal di testa per i cambiamenti neurofisiologici intensi generati.
  8. Clima. Anche i cambiamenti climatici, in persone che ne sono particolarmente sensibili.
  9. Medicine. In generale i contraccettivi (la pillola) e vasodilatatori.
  10. Disordini e dolori cervicali o mandibolari. Anche questi problemi muscolo-scheletrici, spesso ignorati o sottostimati, possono irritare il sistema nervoso e causare mal di testa.

Se si osservano con occhio attento questi fattori trigger o stressor ci si rende conto come la maggior parte siano dovuti allo stile di vita, possono essere racchiusi in poche macro-aree:

  • Quello che si ingerisce.
  • L’approccio mentale (es: come si affrontano stress e ansia).
  • Fattori fisici (postura, tonicità neuro-muscolare, attività fisica, sesso)

In virtù di questi tre gruppi si comprende come i rimedi naturali del mal di testa possano risultare efficaci perché dipendono dal soggetto che ne è affetto.

Rimedi naturali per il mal di testa

Tra i rimedi naturali del mal di testa c’è l’attenzione a ciò che si mette nello stomaco! Come abbiamo visto tra le cause, alcuni prodotti e bevande sono trigger potenti. Se quindi si soffre ad esempio di forte mal di testa e nausea potrebbe essere un primo passo eliminare alcune cose dalla tavola:

  • Cioccolata, purtroppo.
  • Alcool, purtroppo!
  • Cibi freddi, come il gelato.
  • Cibi molto lavorati.
  • Frutta secca.
  • Cibi contenenti nitrato.
  • Formaggi, yogurt e burro.
  • Sottaceti.
  • Caffè.

Come si nota dalla lista la maggior parte dei prodotti elencati li consumiamo ogni giorno. Eliminarli tutti sarebbe quasi impossibile, gli esperti consigliano invece di tenere un diario del mal di testa. Segnare cosa si mangia e quando per valutare il momento in cui si manifestano i primi sintomi.

Si tratta di un lavoro lungo e complesso in cui, di solito, si elimina un singolo fattore scatenante (es: cioccolata) e si valuta gli effetti che ha sul mal di testa.

Tra i vari rimedi naturali per il mal di testa c’è ad esempio lo Yoga. Le discipline e la medicina orientale si sono dimostrati un aiuto per chi soffre di emicrania. Studi hanno dimostrato come la pratica di questa disciplina, attraverso il miglioramento della postura e la giusta respirazione, diminuisca la frequenza, l’intensità e la durata dell’emicrania.

Sempre secondo gli esperti, però, lo Yoga non deve essere visto come un metodo di cura, ma più di supporto a trattamenti mirati per la cura del mal di testa.

La meditazione, secondo moltissimi studi scientifici, offre una serie incredibile di benefici al solo costo di una mezz’ora al giorno. Si deve quindi avere la giusta volontà (e il tempo) per praticarla.

Meditando si riduce lo stress, spesso causa scatenante, si impara a osservare gli accadimenti di tutti i giorni sotto una luce diversa, disinnescandone gli effetti negativi e ansiogeni. In più è stato visto che chi medita, oltre a essere più “lucido”, ha anche una maggiore sopportazione del dolore.

Il training autogeno e la mindfulness sono altre forme di terapia molto utili.

A volte un fattore scatenante potrebbe essere anche la mancanza di Magnesio. È possibile aggiungerlo naturalmente, senza quindi utilizzare integratori alimentari, assumendolo attraverso alcuni cibi:

  • Uova.
  • Fiori di girasole.
  • Burro di arachidi.
  • Latte.
  • Fiocchi d’avena.

Quando l’emicrania è associata a disordini muscolari o rigidità articolari, la terapia manipolativa miofasciale fisioterapica o osteopatica può essere un ottimo aiuto con gran benefici.

Rimedi naturali per il mal di testa: il Biofeedback

Il Biofeedback è un metodo di rilassamento che insegna al paziente come reagire, in modo più sano, allo stress.

Sono tecniche che hanno mostrato un’efficacia molto elevata, senza l’uso di medicinali. Secondo alcuni studi con il Biofeedback si ha una riduzione della frequenza e la durata dell’emicrania tra il 45% e il 60%.

Risultati equiparabili a quelli di molti medicinali, ovviamente senza avere alcuna controindicazione, l’unica è il tempo necessario per attuare la terapia che, al contrario delle medicine, tende ad avere effetti duraturi.

Il Biofeedback utilizza alcune strumenti per monitorare la tensione muscolare  e la temperatura della pelle e di come il soggetto provi modifichi questi parametri.

In pratica si vanno a monitorare le reazioni inconsce dell’organismo dando informazioni istantanee su cosa sta accadendo, ad esempio se la muscolatura di una zona del corpo si tende, o se aumenta la temperatura delle mani.

Il soggetto può quindi monitorare e comprendere le reazioni allo stress, i feedback, del proprio corpo per imparare a gestirli.

Una volta che si utilizza il biofeedback per incrementare l’abilità a riconoscere e ridurre le proprie tensioni , sarà possibile farlo autonomamente e senza bisogno di alcuno strumento esterno.

Il biofeedback insegna a chi soffre di mal di testa a imparare a controllare il proprio stato di tensione neuro-fisica riducendo il livello di iper-sensibilità del sistema nervoso e il rischio di irritazioni eccessive in grado di favorire un attacco di emicrania.

Permette anche, una volta che il mal di testa è in essere, di diminuire le tensioni  e lentamente alleviarne i sintomi.

Conclusioni

Esistono molti rimedi naturali per il mal di testa efficaci, però si deve comprendere che non sono quasi mai immediati ed è necessario che ci si applichi e si investa del tempo per risolvere questo debilitante problema.

È possibile imparare a gestire la disabilità dell’emicrania seguendo un percorso multidisciplinare che a volte può risultare lungo, ma è davvero l’unico modo reale per stare meglio e ridurre al minimo gli attacchi. Le medicine sono strumenti utili e vanno usate solo su stretto controllo medico e in casi specifici.

Perché i danni accessori dovuti all’abuso di farmaci si sviluppano solo dopo alcuni anni. Ci sono moltissimi casi di dipendenza da farmaci (i FANS) con conseguenti emicranie di rimbalzo per l’abuso degli stessi medicinali.

L’emicrania è un campanello d’allarme del nostro organismo che ci vuole dire qualcosa. Imbottirsi di medicinali senza ascoltarlo è ignorare un problema, un grido d’aiuto.

Si devono invece investigare a fondo e individuare in modo preciso i principali fattori stressor che agiscono per quella persona (ognuno è un mondo a sé) e intervenire su questi con la partecipazione attiva e motivata della persona stessa.

Articolo a cura di

clinicadelmalditesta.it

Fibro edema geloide, comunemente chiamata Cellulite: conoscere per curare

Fibro edema geloide, comunemente chiamata Cellulite: conoscere per curare

Cosa vi viene in mente con la parola “perfetto”?

La parola “perfetto” fa pensare a qualcosa che non può essere migliorato, perché ha raggiunto un livello di eccellenza insuperabile.

Per questo quando immaginiamo un corpo perfetto ci vengono in mente celebrità con determinate misure e proporzioni che rappresentano per noi un vero e proprio ideale di bellezza. In realtà l’idea della perfezione non è oggettiva e quando si parla di corpo femminile interviene un sistema di valore e convenzione sociale: è perfetto quel corpo che è convenzionalmente privo di difetti.

Ma nel corso del tempo l’ideale di bellezza cambia, evolvendosi e adattandosi all’ambiente e all’epoca, influenzato dalla situazione storica, la moda, le esigenze degli individui.

È il caso della cellulite.

La presenza di tessuto adiposo e le irregolarità di questo tessuto, come il fibro-edema geloide (FEG, popolarmente conosciuta con il termine improprio cellulite) sono poco accettate dalla donna moderna.

Per raggiungere uno standard di bellezza, queste donne sono sempre più esigenti e cercano quasi sempre risultati immediati.

La FEG è una condizione che colpisce la maggior parte delle donne (80-90%) e consiste in un’infiltrazione edematosa del tessuto connettivo, seguita dalla polimerizzazione della sostanza fondamentale con una successiva reazione fibrotica.

Si manifesta sotto forma di noduli o placche di varia grandezza e posizione può persino presentare dolore nelle aree colpite.

Si tratta di diverse variazioni, derivanti dall’aumento di grasso, ma dove più fattori hanno un’azione causale:

  • Fattori genetici, forniti dalla presenza di più geni capaci di espressione nella pelle del tessuto cellulare sottocutaneo di determinate regioni;
  • Sesso, dove le donne hanno il doppio degli adipociti rispetto agli uomini;
  • Età, a causa di cambiamenti ormonali;
  • Fattori determinanti come stressfumoinattività fisica, patologie sottostantie cattive abitudini alimentari.

La cellulite, o pelle a buccia d’arancia, non è considerata una condizione patologica, ma antiestetica che disturba le caratteristiche della pelle e rende visibili avvallamenti o “bottoni”. Le aree della pelle colpita sono quelle il cui deposito di grasso è sotto l’influenza di estrogeni.

Alcune fibre dell’ipoderma si ingrossano e il tessuto si allenta.

Le ipotesi preferite sull’origine della cellulite includono:

  • Architettura specifica della pelle
  • Alterazioni del tessuto connettivo
  • Alterazioni vascolari
  • Processi infiammatori.

La FEG (cellulite) causa malfunzionamenti del sistema circolatori, linfatico e trasformazioni del tessuto connettivo, che possono provocare dolore locale, e anche riduzione funzionale.

In particolare, determina microstasi capillo-venulare con eccesso di permeabilità vascolare, stasi linfatica, accumulo di liquido interstiziale e di conseguenza edema del derma. Si verificano anche reazioni fibrotiche.

Lo stadio di infiammazione che si viene a creare, e quindi l’aumento e l’aggravarsi della cellulite, può essere classificato in:

  • Prima faseedematosa – è caratterizzata da gonfiore sottocutaneo dovuto al ristagno del plasma che si deposita negli spazi interstiziali. In questa fase la pelle non ha ancora perso il suo rigore e la sua elasticità, motivo per cui non è facile rendersi conto della comparsa della cellulite. Man mano, però, le tossine si accumulano e la pelle diventa molle e priva di tono con gonfiori percepibili al tatto.
  • Secondo fasefibrosa – le cellule di grasso che non vengono smaltite si ingrossano e provocano la formazione di piccoli noduli, spesso accompagnati da capillari dilatati. L’epidermide inizia a perdere tono ed elasticità ed è più facile notare l’effetto a buccia d’arancia)
  • Terzo stadiosclerotico: tutti i piccoli noduli che si sono formati iniziano a riprodursi e unirsi tra loro il che rende l’effetto a buccia di arancia irrimediabilmente visibile, il tutto è reso ancora più grave dall’insufficienza del sistema circolatorio che comporta un importante aumento del numero dei capillari dilatati.

L’evoluzione di questo processo, in relazione alle caratteristiche del soggetto, può portare all’insorgere di quattro diversi tipi di cellulite secondo la classificazione di Leonard e Bertrand:

  • cellulite consistente (dura) – è la più diffusa, ma anche la più facile da sconfiggere. È tipica dei soggetti in buona forma fisica, e di solito colpisce cosce e glutei accompagnata da smagliature. Si manifesta in piccoli noduli che però restano duri e aderenti alla muscolatura.
  • cellulite flaccida – colpisce soprattutto le donne con frequenti variazioni di peso, o in età matura, non particolarmente toniche. Le zone più a rischio sono cosce e braccia in cui la cellulite si manifesta con piccoli noduli sclerotizzati mobili
  • cellulite edematosa – è tra la forma più grave, e più difficile da trattare. La pelle, a causa del persistente ristagno di liquidi, si presenta gonfia e spugnosa perdendo completamente tono ed elasticità. La quasi assenza di una muscolatura cui aderire inoltre fa sì che la cellulite sia talmente mobile da far assumere all’epidermide un aspetto cascante, che oscilla in relazione si movimenti del soggetto.
  • cellulite mista

In considerazione di ciò, per un miglior risultato degli aspetti visivi e una possibile modificazione del grado di cellulite e della sua forma è necessario un approccio multidisciplinare (fisioterapista, nutrizionista, laureato in scienze motorie…) e l’uso di terapie combinate e integrate che riducono l’edema e migliorano la fibrosi esistente.

La fisioterapia dermatofunzionale o la fisioestetica agisce sulla FEG (cellulite) utilizzando risorse quali drenaggio linfatico manualeradiofrequenzaonde d’urto

Diverse proposte terapeutiche secondo specifici protocolli individuali e soggettivi che tengono conto delle esigenze sono messe a disposizione del pubblico femminile con risultati sorprendenti ed efficaci.

Combattere la cellulite è un po’ come combattere contro i mulini a vento. Cambiando l’obiettivo da “farla scomparire” a “cercare di renderla meno evidente” magicamente i risultati appariranno meno frustranti.

Affidati al Poliambulatorio Orice, centro di eccellenza: disponiamo di tecnologie mediche ad alta potenza e di fisioterapisti esperti in continuo aggiornamento.

Ti seguiremo in un percorso personalizzato in base alle tue esigenze e bisogni grazie a protocolli fatti ad hoc per te.

Articolo a cura della

Dott.ssa Giusy Fileti

Bibliografia

LYMPHATIC DRAINAGE (GODOY’S METHOD) IN CELLULITE: ASSESSMENT BY MAGNETIC RESONACE, Patrícia Froes Meyer et Al., Rev. Biology and Technology, 2008.51:221-224;

Cellulite and fatty tissue microcirculation. Cosmet Toilet 1993; 108: 51– 8.

Singer CF, Marbaix E, Lemoine P, Courtoy PJ, Eeckhout Y. Local cytokines induce differential expression of matrix metalloproteinases but not their tissue inhibitors in human endometrial fibroblasts. Eur J Biochem 1999; 259: 40– 5.

Lotti T, Ghersetich MD, Grappone C, Dini G. Proteoglycans in so‐called cellulite. Int J Dermatol 1990; 29: 272– 4.