Di cosa parliamo quando parliamo di cellulite

Di cosa parliamo quando parliamo di cellulite

La cellulite è una malattia

La cellulite non è una malattia

La cellulite viene perché prendi la pillola

Tutte hanno la cellulite

…

Potremmo continuare a riportare all’infinito infinite opinioni relative alla cellulite.

Questa articolo spiega quello che c’è da sapere sulla cellulite e da’ alle donne gli strumenti per muoversi in un mondo farcito di slogan accattivanti e leggende metropolitane

Alla fine dell’articolo vi garantiamo che saprete:

  • Capire se avete la cellulite;
  • Riconoscere un edema da stasi;
  • Prevenire o curare la vostra cellulite.

A livello dell’ipoderma (dal greco= sotto il derma) vi è un sistema perfettamente organizzato, il tessuto adiposo, caratterizzato da cellule ricche di trigliceridi, le cellule adipose o adipociti.

È organizzato in una struttura fatta di pareti di collagene, chiamate lobuli, all’interno dei quali vi sono gli adipociti. Riveste la quasi totalità del nostro corpo.

Strati della pelle: epidermide, derma e ipoderma

Infatti il grasso è localizzato per il 50% nel pannicolo sottocutaneo, per il 45% nella cavità addominale e per il 5% nel tessuto muscolare. Ha la funzione di riscaldarci, proteggerci dai traumi e ahimè formare odiosi rotolini.

Struttura dell’adipocita con mitocondri, nucleo e trigliceridi

L’unità fondamentale del tessuto adiposo è l’adipocita.

Al microscopio ottico, la cellula adiposa appare molto grande, di forma sferica, contenente una grossa goccia lipidica che occupa fino al 90% del volume cellulare.
Gli adipociti hanno la capacità di produrre gli zuccheri in grassi e sono producono ormoni come la leptina, che regola il senso di sazietà.

L’adipocita, inoltre, è in stretta connessione con la rete vascolare. Infatti il tessuto adiposo è una parte del corpo ben vascolarizzata, ricca di diramazioni arteriose sempre più piccole che portano ossigeno e nutrimento a tutti gli adipociti. Questo sistema di scambi è regolato da leggi fisiche complesse che coinvolgono processi come l’osmosi e quindi la concentrazione minore o maggiore di certe sostanze o il diverso pH dei liquidi può inceppare tutto il meccanismo determinando edema.
Gli adipociti, sono come i neuroni: sono cellule che non si duplicano.
Questo significa che possono aumentare di numero (iperplasia – processo irreversibile) o/e di volume (ipertrofia – processo reversibile).

Aumentano di numero solo in determinati periodi della vita:

  • durante la gestazione
  • in fase di crescita
  • e nell’ ingrassamento

In tutti gli altri casi permangono i fenomeni di ipertrofia.

Questo cosa vuol dire?

Anche in caso di dimagrimento esasperato le cellule adipose non si riducono di numero ma SOLO di volume.
Per fare un esempio: chi è dimagrito dopo un’adolescenza da obeso o in sovrappeso ha molti “serbatoi di grasso” vuoti quindi ha la predisposizione ad ingrassare nuovamente.

Il numero degli adipociti ha una correlazione genetica, ma quest’ultima ha un peso relativo. È ben più importante il peso dell’epigenetica, ovvero le condizioni alimentari, sociali e ambientali in cui il soggetto si trova. Questo vuol dire che se sei geneticamente “sfavorito” hai l’80% di possibilità di invertire la rotta, anche se con più fatica rispetto a quello geneticamente “favorito”.

Queste caratteristiche così uniche dell’adipocita sono responsabili del fenomeno per cui lo stesso trattamento anti cellulite su alcune ha un effetto notevole, mentre su altre praticamente nullo.
Siccome ognuno reagisce a suo modo, i trattamenti vanno scelti dopo un buon colloquio conoscitivo tra la paziente e l’operatore avente una formazione specifica al riguardo.

Il tessuto adiposo, un organo endocrino che produce numerosi ormoni

Allora cos’è la cellulite?

È una degenerazione infiammatoria del tessuto adiposo sottocutaneo.

Non a caso recenti studi sottolineano che gli adipociti ipertrofici richiamano cellule del sistema immunitario (cellule infiammatorie). Non solo… secondo questi studi recenti il tessuto adiposo ipertrofico provoca un meccanismo di insulino-resistenza.

Clinicamente la cellulite si manifesta con un aspetto spugnoso e bucherellato della superficie della pelle, detto a buccia d’arancia e con rigonfiamenti che conferiscono alla cute un aspetto detto a “materasso”.

Esistono diversi tipi di cellulite: le adiposità localizzate e la PEFS.
Queste manifestazioni sono diverse nella clinica, nell’eziopatogenesi e nell’evoluzione.

Si parla di ADIPOSITÀ LOCALIZZATA quando il tessuto adiposo aumenta di volume, ma conserva la tipica lobulazione e la normale vascolarizzazione.

Quando il pannicolo adiposo va incontro a processi involutivi con la scomparsa della tipica lobulazione e con l’alterazione della normale vascolarizzazione si parla di PEFS, o cellulite.

Si parla di ADIPOSITÀ LOCALIZZATA quando il tessuto adiposo aumenta di volume, ma conserva la tipica lobulazione e la normale vascolarizzazione.

Quando il pannicolo adiposo va incontro a processi involutivi con la scomparsa della tipica lobulazione e con l’alterazione della normale vascolarizzazione si parla di PEFS, o cellulite.

Esistono quattro fasi principali:

  • Fase edematosa (edema)
  • Fase gelatinosa (buccia d’arancia)
  • Fase fibrosa (buccia d’arancia e buchi)
  • Fase sclerotica (buchi e pelle flaccida)

Nella pratica clinica ci sono casi in cui prevale l’eccesso di adiposità localizzate ed altri in cui invece la PEFS è predominante. Nella maggioranza dei casi è molto frequente la presenza di forme miste in cui le due manifestazioni sono associate tra loro.

In ogni caso, prima di iniziare un trattamento specifico, occorre effettuare un’attenta valutazione per stabilire la tipologia del disturbo, la sua fase evolutiva, la sua localizzazione e i fattori che possono averne provocato l’insorgenza o l’aggravamento.

Trattamento cellulite con Onde d’Urto

Un percorso terapeutico per il trattamento della cellulite prevede un approccio sia dal punto di vista estetico (uso di elettromedicali come onde d’urto e radiofrequenza) che dal punto di vista dello stile di vita ed esercizio fisico del soggetto.

L’attività fisica è un fattore incidente molto importante nella riduzione della cellulite ed è consigliato che il soggetto svolga dell’attività frequente e personalizzata, eseguendo anche esercizi specifici.

Un fisioterapista qualificato ed uno scienziato motorio potranno impostare un corretto piano di trattamento e attività fisica.

Di pari passo un regime alimentare equilibrato deve essere seguito per poter normalizzare ed equilibrare le calorie spese con l’attività fisica ed eliminare tutti quei vizi alimentari che stimolino i processi di accumulo di grasso.

Il nutrizionista potrà eseguire una visita specialistica finalizzata alla verifica di eventuale incidenza di altri fattori come squilibri ormonali, metabolismo lento, ed eventuali.

Rivolgiti al Poliambulatorio Orice! Il percorso terapeutico per il trattamento della cellulite è elaborato da personale altamente specializzato ed eseguito con apparecchi elettromedicali, in sicurezza, perché il paziente viene prima di tutto!

Basta tabù, con Fisiodonna a Milazzo si curano le donne affette da “malattie invisibili”: dall’incontinenza all’attività sessuale

Basta tabù, con Fisiodonna a Milazzo si curano le donne affette da “malattie invisibili”: dall’incontinenza all’attività sessuale

Basta tabù. Nasce al Poliambulatorio Orice: Fisiodonna. Realtà multidisciplinare che unisce competenze e saperi per fare rete, divulgare conoscenza, curare e riabilitare donne con problemi di incontinenza, prolasso, diastasi dei retti e cicatrici e donne affette da ‘malattie invisibili’, che colpiscono anche adolescenti e sportive.

L’inizio di ogni processo di cura passa attraverso un diritto: l’informazione.

La conoscenza rende liberi!

Conoscere il proprio corpo, capire come siamo fatte, sfatare falsi miti, capire realmente che il dolore durante i rapporti sessuali penetrativi o non o durante le mestruazioni non è normale e non è da accettare in silenzio, è importante per attenzionare sintomi e disfunzioni che si possono sviluppare a carico del Pavimento Pelvico.

Prendere coscienza della propria area pelvi perineale, soprattutto della muscolatura del pavimento pelvico, del complesso addomino pelvico, di come queste strutture funzionino durante le azioni della vita quotidiana come la minzione, la defecazione, l’attività sessuale e il movimento, è importante per prevenire e curare le malattie e i disturbi disfunzionali che riguardano la sfera ginecologica e urologica e colon-rettale.

Essere correttamente informate e conoscere le cosiddette malattie “invisibili” come Vulvodinia, Neuropatia del Pudendo, Endometriosi e Fibromialgia, è importante per richiedere un riconoscimento diagnostico e terapie mirate.

Occupiamoci subito di sapere cos’è il Pavimento Pelvico

ll pavimento pelvico femminile è un apparato molto complesso ed estremamente importante; è formato da fasci muscolari e dalle loro connessioni neurali, da tessuto connettivo e da strutture legamentose che, integrandosi tutte insieme, chiudono in basso il bacino fornendo sostegno agli organi pelvici (utero, vescica, uretra e retto).

In particolar modo, il muscolo elevatore dell’ano (MEA) gioca un ruolo essenziale nella continenza fecale ed urinaria e di sostegno agli organi pelvici: tutte le componenti del MEA ( muscolo puboviscerale, muscolo ileococcigeo e muscolo puborettale) agiscono sinergicamente in modo da mantenere chiuso lo iato urogenitale, comprimere vagina, uretra e retto contro il pube e sollevare il pavimento pelvico e gli organi endopelvici verso l’alto.

C’è da dire anche che il MEA presenta una doppia innervazione proveniente dai rami del nervo pudendo e dalle branche dirette delle radici sacrali S3 e/o S4.

Pertanto, una denervazione della muscolatura pelvica e le disfunzioni muscolari che ne conseguono potrebbero anch’esse essere la causa di incontinenza urinaria e/o anale e/o prolasso genitourinario.

Perché è importante conoscere la complessità di questa struttura anatomica?

È evidente: l’integrità di ognuna delle strutture anatomiche e nervose che caratterizzano il pavimento pelvico e l’interazione tra tessuti passivi e attivi di supporto garantiscono il corretto funzionamento dell’apparato urinario, intestinale, genitale e respiratorio.

Parlare di incontinenza è ancora un tabù: vergogna, paura, imbarazzo generano infatti pregiudizi che spesso influiscono fortemente sulla vita delle persone coinvolte e su quella delle loro famiglie. Anche l’enuresi notturna è un disturbo antipatico di cui gli interessati non amano parlare apertamente.

Non sono solo le donne anziane ad avere problemi alla vescica o all’intestino. Un pavimento pelvico debole può capitare alle donne dai vent’anni in su’ e persino alle adolescenti. Si verifica più spesso dopo il parto; altri importanti fattori di rischio so- no la menopausa, l’obesità, le malattie respiratorie croniche ostruttive e tutte le altre condizioni acute o croniche che determinano un aumento della pressione addominale.

Conoscere/Riconoscere questi sintomi/disfrunzioni è fondamentale, poiché è il primo passo verso la diagnosi precoce e, pertanto, verso un trattamento mirato.

Allora come dici di stare, stai.

Vulva e vagina in fiamme sono etichettate, spesso, come disturbi psicosomatici. “Il dolore è tutto nella sua testa, signora”. “È un problema psicologico, si rilassi e vedrà che le passa”. Queste frasi anche se pronunciate in buona fede, sono sbagliate, perché non corrispondono al vero, cioè al modo in cui funzioniamo davvero.

Il vestibolo vaginale, ovvero l’ingresso della vagina, è ricchissimo di terminazioni nervose. Nelle donne affette da Vulvodinia è alterata la capacità di distinguere tra tocco e dolore. L’infiammazione del vestibolo non trattata precocemente, può indurre una proliferazione del NGF (Nerve Growth Factor, Fattore di Crescita dei Nervi) che si traduce in una sovrapproduzione incontrollata di terminazioni nervose. A queste modificazioni biologiche, il cervello risponde inducendo un’iperalgesia (dolore invalidante).

Oltre alla proliferazione, si verifica anche una sensibilizzazione, ossia un aumento, della responsività dei termocettori e dei nocicettori nella mucosa vestibolare. Un fenomeno che viene definito allodinia.

Le disfunzioni del pavimento pelvico possono, dunque, colpire specifici organi e manifestarsi in maniera differente. Ogni disfunzione è diversa. Le cause sono multifattoriali; dovute per esempio a traumi psicologici, alla genetica. Ogni storia è diversa e come tale deve essere trattata.

Tuttavia i segnali comuni da non trascurare e sottovalutare sono generalmente:

  • Incontinenza urinaria
  • Incontinenza fecale
  • Dolore pelvico
  • Sensazione di pesantezza nella zona pelvica
  • Difficoltà nell’evacuazione delle feci
  • Difficoltà nell’urinare
  • Dolore durante il rapporto sessuale
  • Sensazione di un corpo estraneo nella vagina
È normale soffrire così tanto?

No. Le donne non devono e non possono soffrire. Non è normale soffrire. Non stiamo parlando di disfunzioni o di malattie rare:

  • In Italia sono oltre 7 milioni, dai 18 ai 70 anni, a soffrire di incontinenza urinaria o fecale. L’incontinenza rappresenta un problema sociosanitario rilevante: l‘insorgenza, infatti, cresce all‘aumentare dell’età, ma non risparmia i più giovani.
  • Il 10% della popolazione di sesso femminile, in particolare tra i 20 e i 40 anni, soffre di Vulvodinia: malattia sociale caratterizzata da bruciore e/o dolore urente in area vulvare. Si stima che la Neuropatia del Pudendo sia la causa del 4% dei casi di dolore pelvico cronico. Chi soffre di Vulvodinia, e vive quindi una sessualità invalidata, finisce per sentirsi sbagliata, incapace di soddisfare il partner o la partner, arriva a non sentirsi una ‘vera donna’. C’è chi deve rinunciare a un lavoro, ad un matrimonio, ad una maternità.

Perfino l’indossare un costume da bagno o abiti aderenti e lo stare seduti possono provocare scosse e contratture.

  • L’endometriosi è piuttosto comune: colpisce fino al 15 % delle donne con meno di 49 anni, causando dolori (mestruazione dolorosa, dolore durante i rapporti, defecazione dolorosa, dolore addominale tra una mestruazione e l’altra, dolore alla minzione), febbricola in periodo mestruale o premestruale e infertilità.
E allora di chi è la colpa?

Chissà. Forse del personale medico-sanitario che non ha una preparazione clinica specifica riguardo ad alcune patologie o del tabù imposto dalla società; per pudore, imbarazzo. La causa di questo tacere potrebbe essere imputabile alla difficoltà di reperire informazioni di qualità riguardante le affezioni della zona pelvi-perineale o ad un bias cognitivo, che fa di ogni donna in pena una Cassandra, condannata a non essere creduta.

Parliamoci chiaro: è finito il tempo che devi essere felice per forza. La felicità non esiste. La felicità si fa. E come si fa la felicità? Un pezzo alla volta, azione dopo azione.

Ecco, quindi, il primo importante passo: è tempo di imparare a capire meglio come funzioniamo. È tempo di riconoscere il dolore in tutte le sue forme, per evitare di incorrere in malattie che, se non trattate tempestivamente, potrebbero diventare croniche e invalidanti. È tempo di conoscersi un po’ meglio, e noi vi spieghiamo come fare.

La nostra missione suprema è divulgare conoscenza e salute.

Oggi le esigenze di salute sono aumentate e servono molte più competenze di quante ne servissero ieri. Viviamo in un momento storico in cui la medicina risente di un paradigma fortemente patriarcale, pronto ad ignorare, a minimizzare o a non approfondire la sofferenza fisica dei corpi con vulva e utero. “Non noi”, dichiara il Dottore Pino Riolo.

Da anni, insieme ad  un gruppo di lavoro fantastico che unisce le competenze ed esperienze di Medici e Fisioterapiste, lavoriamo per diffondere la cultura di patologie femminili invisibili e poco studiate, favorendo la corretta informazione, tra il personale medico-sanitario e tutti i nostri pazienti, per garantire sostegno, credibilità e dignità a tutte le donne.

Tutto ciò per condividere un unico obiettivo: arrivare alla diagnosi in tempo utile, riconoscendo sintomi e disfunzioni, per intraprendere cure efficaci e terapie riabilitative specifiche; in modo da attuare trattamenti meno aggressivi sia dal punto di vista farmacologico sia dal punto di vista chirurgico”.

Dr.ssa Raffaella Fileti e Dr.ssa Chiara Famà

Nasce Fisiodonna: ecco cosa significa per te

Fisiodonna è una realtà multidisciplinare che nasce con l’obiettivo di informare, sensibilizzare e curare più donne possibili che ancora oggi vivono una discriminazione medicale. Il femminile viene compreso e compresso nel maschile, spesso in modo del tutto inconsapevole. Questo implicherebbe la sottovalutazione clinica del dolore femminile e l’ignoranza della sintomatologia specificamente femminile riguardo ad alcune patologie.

Ecco perché abbiamo deciso di concentrarci sullo studio e sulla cura del pavimento pelvico femminile.

La prevenzione, la divulgazione e la riabilitazione hanno un ruolo importantissimo nel trattamento di disfunzioni come incontinenze, prolassi, stitichezza, dolore pelvico, dolore mestruale, dolore sessuale, sintomi legati a processi oncologici, sintomi causati da malattie infiammatorie croniche dell’apparato femminile e sintomi legati al corpo che cambia durante la gravidanza, nel post-parto o durante la menopausa.

I percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico prevedono 3 step:

  1. Valutazione funzionale (che consente di verificare il tono dei muscoli, la loro capacità di contrarsi e rilassarsi spontaneamente e a comando, la loro sensibilità, nonché la presenza di trigger point endocavitari);
  2. Definizione degli obiettivi da perseguire;
  3. Messa a punto dell’approccio di cura e delle sue specifiche modalità di esecuzione;

Ci teniamo a precisare che non esiste un percorso riabilitativo standardizzato, ma ogni intervento va progettato su misura in funzione dei sintomi riferiti dalla paziente e dei segni colti dal professionista.

In Fisiodonnna, il Pavimento Pelvico diventa il protagonista di un approccio riabilitativo globale che ha come obiettivo più grande il recupero di una funzione persa. Quindi non singolo attore, ma costituisce uno dei mezzi per recuperare un’ abilità.

Ecco perché in base ai risultati che vogliamo raggiungere ci avvaliamo di diverse metodiche potenti e di apparecchiature strumentali di ultima generazione. La scelta del piano di cure riabilitativo viene condivisa in primis con la paziente e con gli altri professionisti, che sono eccellenze nei propri ambiti: Ginecologia, Anestesia e Terapia del Dolore, Reumatologia, Medicina Interna, Fisiatria, Nutrizione e Chirurgia Generale. “Il nostro scopo è ridare a tutte le donne lo splendore che la malattia/disfunzione ha tolto loro, restituendo le ali anche all’intimità più ferita”. – dichiarano le Dottoresse Fileti R. , Famà C. e Fileti G. , Fisioterapiste del Poliambulatorio Orice che si occupano rispettivamente di Riabilitazione del Pavimento Pelvico e Fisioterapia Dermatofunzionale.

In Fisiodonna troverai:

  • Trattamento adiposità localizzata + cicatrice
  • Tecniche riabilitative di riduzione funzionale della diastasi dei retti dell’addome
  • Recupero muscolare e tessutale nel post parto
  • Drenaggio linfatico manuale
  • Trattamento cicatrici perineali da episiotomia o lacerazioni
  • Utilizzo di agenti fisici nel recupero lassità beanza vaginale e prolassi (rettocele, cistocele, isterocele)
  • Impiego delle migliori risorse per stimolare il ringiovanimento intimo
  • Trattamento pre e post-chirurgico in caso di endometriosi
  • Trattamento intracavitario per dispareunia (dolore introitale e/o profondo durante i rapporti sessuali)
  • Percorso diagnostico-terapeutico per Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo
  • Percorso diagnostico-terapeutico e nutrizionale per Fibromialgia
  • Trattamento disfunzioni cute e pannicolo adiposo (pannicolopatia-cellulite, lassità cutanea)
  • Strategie di cure efficaci per il trattamento del dolore pelvico cronico
  • Programmi terapeutici eccezionali per ridurre la gravità della sindrome genitourinaria in Menopausa
  • Trattamento disfunzioni ano-rettali (incontinenza fecale, stipsi, dissinergia pubo-rettale)
  • Trattamento incontinenza urinaria
  • Rivoluzionari programmi di stimolazione magnetica funzionale per il trattamento di tutte le disfunzioni del pavimento pelvico
  • Tecniche di correzione degli stili di vita

La conoscenza rende liberi, ma richiede un impegno costante e la capacità di vedere le cose come stanno davvero. Abbi il coraggio di vivere secondo le tue aspettative più alte. Ricorda che, anche se non puoi sempre controllare gli eventi e le reazioni fisiologiche del tuo corpo rispetto a tali eventi, puoi pur sempre gestire quel che ti capita. Hai a disposizione il frutto di tutto il nostro lavoro, scientificamente validato, siamo pronti a condividere tutto il nostro sapere e tutte le nostre competenze per camminare insieme a te verso nuovi obiettivi, con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Abbiamo posto come punto cardine della nostra missione un concetto fondamentale: basta tabù sulla salute femminile, questo significa più certezze diagnostiche e terapeutiche. “Non si gioca con la vita e con i sogni delle persone”. – dichiara congiuntamente il team dei professionisti della salute del Poliambulatorio Orice.

Dr.ssa Giusy Fileti

Ora che sai come stanno le cose, puoi cambiare la tua storia. Più cose sai, più strumenti hai e più libera sei.

Senti bruciore ai genitali? I rapporti sessuali sono dolorosi? Fai  fatica a stare seduta per molto tempo? Hai difficoltà ad indossare indumenti stretti o assorbenti? I medici che hai consultato fino ad oggi ti dicono che è tutto nella tua testa?

Contattaci, siamo esperti nel settore.

Perdi urina mentre tossisci, starnutisci, ridi o sollevi qualcosa di pesante? Soffri di incontinenza fecale? Soffri di stipsi? Sei una sportiva e perdi poche gocce di urina durante gli allenamenti, i salti o le partite?

Non è normale.

Contattaci, siamo esperti nel settore.

Soffri di Vulvodinia, Neuropatia del Pudendo, Endometriosi o Fibromialgia?

Contattaci, siamo esperti nel settore.

Sapete cosa ci rende così felici di aver creato questa nicchia di specializzazione, che si chiama Fisiodonna?

È l’idea di favorire il recupero della consapevolezza nonché della conoscenza, condividere i risultati di un processo lungo e approfondito di studio sui segni e disturbi che colpiscono la pelvi, utilizzare la nostra esperienza per garantire cure accessibili e una qualità di vita migliore.

Sogniamo di essere un riferimento per tutte le donne che vivono un disagio fisico e relazionale a motivo della malattia/disfunzione. Sogniamo di abbattere distanze e consentire l’accesso a terapie e percorsi riabilitativi evoluti in campo medicale. Sogniamo di creare ponti, e non muri, per abbreviare i tempi di diagnosi.

D’altro canto, è vero che i grandi viaggi si cominciano con il primo passo. Così puoi iniziare ad essere felice adesso, il solo tempo che vale la pena vivere. La tua salute vale!

Per vedere con chiarezza cristallina la strada da percorrere e migliorare il tuo futuro: chiama subito e richiedi la tua Valutazione del Pavimento Pelvico!

Dr.ssa Raffaella Fileti

DOLORE ALLE GINOCCHIA NEL BACK SQUAT? Scopri le cause

DOLORE ALLE GINOCCHIA NEL BACK SQUAT? Scopri le cause

Durante l’esecuzione del back squat avverti delle fitte dolorose al ginocchio e percepisci l’articolazione instabile? Nella fase di discesa senti dei “click” articolari fastidiosi associati a dolore? A fine allentamento l’articolazione risulta rigida e calda? Scopri i motivi.

Devi sapere che l’articolazione del ginocchio rappresenta una delle più complesse del nostro corpo. Essa, attraverso la sua conformazione anatomica ed attraverso le strutture che la compongono, ha l’obiettivo di tollerare grossi carichi, assorbirei i traumi, garantire mobilità e al tempo stesso stabilità all’intero corpo.

BREVI CENNI ANATOMICI SULL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

Il ginocchio è un articolazione a ginglimo angolare ( troclea ), che comprende l’articolazione tibio-femorale ( articolazione tra tibia e femore che, sul piano sagittale, permette il movimento di flessione da 0° a circa 160°) e l’articolazione patello-femorale (o femoro-rotulea), nella quale la rotula scivola oltre la superficie trocleare del femore durante la flessione e l’estensione del ginocchio. L’articolazione del ginocchio viene inoltre definita “atipica”, poiché oltre a garantire il movimento di flesso-estensione, consente un lieve grado di rotazione. Di seguito vengono elencate le strutture che la compongono:

STRUTTURE OSSEE

L’articolazione del ginocchio è composta dalla presenza di tre strutture ossee:

Femore
Tibia
Patella
La porzione distale del femore rappresenta la troclea, tale zona ha una forma convessa data dalla presenza dei due condili femorali; E’ proprio attraverso i condili che il femore si articola con la tibia, osso pari che insieme al perone costituisce lo scheletro della gamba. La tibia nella sua porzione prossimale presenta due cavità gleinoidee che, però, non risultano essere perfettamente congrue con i condili femorali. Per tale ragione e, per migliorare la superficie di contatto tra le due componenti articolari, sono presenti due strutture fibrocartilaginee ( i menischi) capaci di aumentare e migliorare la continuità articolare.

I MENISCHI

I menischi sono due piccole strutture fibrocartilaginee interposte tra femore e tibia. Essi ammortizzano e ripartiscono uniformemente i carichi, aiutano la cartilagine ad assorbire gli urti, proteggono l’articolazione ed aumentano la congruenza della stessa. I menischi vengono distinti in :

–Menisco mediale : esso presenta una forma semilunare e aderisce alle aree intercondiloidee.

–Menisco laterale : presenta una forma di cerchio ed aderisce ai legamenti crociati tramite la sua parte più interna; aderisce al legamento collaterale laterale con la sua porzione esterna.

I LEGAMENTI

I legamenti hanno il ruolo fondamentale di rafforzare la capsula articolare e di dare stabilità all’intera articolazione del ginocchio. Fra i più importanti ricordiamo:

Legamento rotuleo: è un robusto cordone che unisce il margine inferiore della rotula alla tuberosità tibiale. Esso risulta essere la continuazione del tendine del muscolo quadricipite, che ingloba la rotula.
Legamenti collaterali (mediale e laterale ): essi aiutano la stabilizzazione del ginocchio sul piano frontale, impedendo movimenti di varismo/valgismo.
Legamenti crociati (anteriore e posteriore) : l’ACL (legamento crociato anteriore) è considerato il più grande stabilizzatore del ginocchio. Il suo compito è quello di impedire lo scivolamento anteriore della tibia nel grado massimo di flessione, limita la rotazione interna ed esterna del ginocchio ed impedisce i movimenti di varismo/valgismo. Il legamento crociato posteriore (PCL) può essere considerato la controparte dell’ACL. La sua funzione infatti è quella di impedire lo scivolamento posteriore della tibia.
Inoltre l’articolazione del ginocchio comprende anche un manicotto fibroso, chiamato capsula, che avvolge l’intera articolazione, stabilizzandola durante i movimenti; ed una membrana, detta sinoviale, che riveste la superficie interna della capsula e secerne un liquido vischioso (liquido sinoviale) che lubrifica e nutre l’ articolazione.

COS’E’ IL BACK SQUAT ?

Il back squat è una variante dello squat che viene eseguita con il bilanciere poggiato nella parte posteriore, all’altezza dei trapezi. E’ un esercizio base in quasi tutti i programmi di Powerlifting ed è comunemente utilizzato anche nella disciplina del Crossfit.

Per comprendere a pieno le cause che generano il dolore alle ginocchia, è importante sapere che quando eseguiamo uno squat il nostro ginocchio va incontro a due tipi di forze: forze di taglio e forze di compressione.

Le forze di taglio sono misurate da quanto il femore e la tibia vogliono scivolare l’uno sull’altra, in direzioni opposte. Queste forze possono essere gravemente dannose per i legamenti del ginocchio e aumentano quando le articolazioni superano le punte dei piedi durante la fase discendente dello squat. È quindi necessario controllare questo movimento ed evitare che lo spostamento in avanti delle ginocchia sia eccessivo.

La forze di compressione sono misurate quando due parti del corpo si spingono l’una sull’altra. Nel ginocchio le forza di compressione sono esercitate, in massima flessione, fra tibia e femore e fra rotula e femore. Più profondo è lo squat, maggiore è la forza di compressione.

E’ importante sottolineare che queste forze sono inversamente proporzionali. Ciò significa che quando il ginocchio si flette durante lo squat, le forze di compressione aumentano mentre diminuiscono le forze di taglio.

CAUSE DI DOLORE AL GINOCCHIO NEL BACK SQUAT

La presenza di una scarsa elasticità e/o forza muscolare, una ridotta mobilità articolare a livello di anche, ginocchia e caviglie ed una scorretta esecuzione del gesto atletico ( velocità di esecuzione, profondità, posizionamento di ginocchia e piedi) , sono le cause che possono provocare più frequentemente dolore alle ginocchia. Di seguito alcune di esse vengono maggiormente approfondite.

Velocità di esecuzione: Durante la fase di discesa, il soggetto dovrebbe mantenere il pieno controllo della propria velocità e della corretta postura attraverso un movimento fluido e controllato, evitando rapidità e velocità che possono essere alla base di vari infortuni. Hattin et al., ad esempio, hanno evidenziato maggiori forze di taglio e di compressione quando si esegue più velocemente il movimento.
Profondità: Effettuare una discesa troppo corta, oltre a determinare una prevalenza dell’attivazione dei quadricipiti a discapito dei glutei, limita la performance ed aumenta il rischio di infortunio. Al contrario invece, eseguire uno squat più profondo, riduce i rischi e migliora il controllo motorio. Studi recenti dimostrano infatti che i legamenti nel punto di maggiore profondità sono sottoposti a uno sforzo minimo. Ad esempio, è dimostrato che lo stress per il LCA durante uno squat è in realtà più elevato durante i primi gradi della discesa (flessione fra i 15° e i 30°). Con l’aumentare della profondità, le forze di stress sul LCA diminuiscono significativamente.

Posizione dei piedi: L’atleta dovrebbe assumere una posizione iniziale di ampiezza media con la punta dei piedi rivolta a circa 10° verso l’esterno. Se da un lato è vero, infatti, che una posizione dei piedi stretta minimizza le forze di compressione sul ginocchio, la stessa porterebbe a spostare eccessivamente il ginocchio oltre la punta dei piedi aumentando cosi le forze di taglio. Inoltre il piede deve essere stabile ed a contatto con il terreno, evitando movimento in supinazione/pronazione.
Posizione delle ginocchia: La posizione ideale durante lo squat sarebbe quella di avere la tibia in posizione più verticale possibile rispetto al pavimento. La posizione delle ginocchia in valgismo/varismo durante lo squat, potrebbe gravare fortemente sulla componente legamentosa del ginocchio.
TERAPIA E CONSIGLI UTILI

In presenza di dolore acuto, sarà utile e indispensabile intervenire con lo scopo di gestire e ridurre il processo infiammatorio in atto. Sospendere l’attività fisica e l’esecuzione del gesto atletico, adottare un approccio conservativo che preveda l’utilizzo delle terapie fisiche strumentali ( Laser, tecar, ENF, taping neuromuscolare ) in associazione a FANS e ghiaccio, saranno utili per ridurre l’infiammazione e il dolore in una prima fase.

Successivamente sarà di fondamentale importanza la gestione dei carichi e la corretta esecuzione del gesto atletico, attraverso programmi che mirino a migliorare la mobilità articolare, l’elasticità e la forza muscolare. In questa seconda fase l’utilizzo delle apparecchiature isoinerziali sarà fondamentale per migliorare la fase eccentrica in assenza di carico (fase di discesa) dello squat, perfezionando e ottimizzando di conseguenza la coordinazione e il controllo neuromuscolare, al fine di prevenire gli infortuni nell’atleta.

Di seguito verranno elencati alcuni esercizi che dovrebbero sempre essere inclusi in un corretto e completo programma di allenamento, al fine di migliorare la mobilità e la stabilità delle anche e delle ginocchia.

single leg hip tilts: migliora la propriocezione dell’anca.
split squat: aumenta il reclutamento della muscolatura unilaterale dell’anca.
crossover stretch: utile per allungare la muscolatura dell’anca.
fire hydrant e hip circles : migliorano lamobilità dell’anca.
band squat: stimola le ginocchia ad assumere la corretta posizione nello squat.
single romanian deadlift e single leg isometric squat: migliorano la stabilità del ginocchio.
walking lounge e wall squat: evita l’eccessivo movimento della tibia in avanti.
toe touches: migliora la mobilità di anca e ginocchio.
Ricordiamo inoltre che, per eseguire correttamente il back squat, sarà fondamentale lavorare anche sulla mobilità e sul rinforzo della muscolatura del tronco e della pelvi, con lo scopo di mantenere una corretta postura del torace, del busto e del bacino durante l’esecuzione del gesto atletico.

Inoltre un consiglio utile per evitare e prevenire il dolore alle ginocchia prima del vostro allenamento, è riscaldare adeguatamente l’articolazione. L’obiettivo del corretto riscaldamento è quello, infatti, di “lubrificare” le articolazioni, migliorarne la mobilità, attivare il sistema nervoso centrale per aumentare le prestazioni dell’allenamento e ridurre il rischio di lesioni. Cyclette e squat a corpo libero sono utili per riscaldare l’articolazione del ginocchio. Inoltre utilizzare carichi diversi e graduali, prima di raggiungere il peso definitivo con cui andrai a lavorare, è un ottimo modo per preparare il tuo corpo e il sistema nervoso a stimoli nuovi e sempre maggiori. Oltre a questi accorgimenti di fondamentale importanza, sappi che per ridurre le eccessive sollecitazione a livello delle ginocchia durante l’attività fisica, risulta essere efficace l’utilizzo di ginocchiere; esse infatti hanno lo scopo di contenere, produrre calore e stabilizzare l’articolazione durante le fasi di carico.

Articolo a cura della

Dott.ssa Chiara Famà

A Milazzo nasce Fisioperformance: l’innovazione tecnologica applicata allo sport. Lo hanno scelto atleti della nazionale

A Milazzo nasce Fisioperformance: l’innovazione tecnologica applicata allo sport. Lo hanno scelto atleti della nazionale

Pratichi sport? Sei un’atleta agonista? Vuoi essere seguito passo dopo passo da un team che ti aiuti a raggiungere le tue mete? Il Poliambulario Orice di Milazzo ha creato il programma Fisioperformance, realtà multidisciplinare pensata per chi pratica sport sia a livello agonistico che per diletto e vuole migliorare le sue prestazioni ma anche per coloro che hanno bisogno di praticare attività fisica ma il loro valore non trova riscontro nei risultati.

A promuoverlo è stato il dottore Pino Riolo, Ceo di Orice, in sinergia con altre figure mediche che visitano nella sede di via Colonnello Bertè, 72, a Milazzo, applicando programmi di riabilitazione e fisioterapia di successo: dal medico dello sport, al reumatologo, al fisiatra.

Fisioperformance permette, di imparare a migliorare la postura, l’equilibrio, la concentrazione, la flessibilità, la forza, la potenza. Imparerete a gestire nutrizione e integrazione senza correre alcun rischio.

I CAMPIONI CHE l’HANNO SCELTO

A sceglierlo sono stati tanti atleti da Anastasia Abbagnato, atleta emergente del panorama tennistico mondiale, a Daniele Gambitta, Triatleta professionista di distanze sprint e Olimpiche, componente del Magma Team Traithlon e della Nazionale Italiana triathlon. Ma anche Antonio Limoli, triatleta professionista di distanze olimpica e mezzo Ironman componente della Nazionale Italiana Triathlon e Claudio Scarantino, pesista della Nazionale FIPE, medagliere dell’Italia e campione d’Europa under 15 di sollevamento pesi.

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A CHI SI RIVOLGE

«Per essere i migliori in campo – spiega il dottore Riolo – è necessario ridurre il rischio di infortunio e abbinare alla preparazione fisica una singolare tenacia mentale e un’abilità tecnica che sono frutto di un approccio globale e plurispecialistico. Fisioperformance permette di padroneggiare il corpo, di sviluppare l’attitudine alla vittoria coniugando l’impiego di dispositivi medici di sicurezza ed efficacia comprovate (gli stessi che utilizzano i grandi campioni), le valutazioni posturali e biomeccaniche del gesto atletico specifico, la misurazione della forza dei distretti muscolari coinvolti nei vari movimenti con test fisici e strumentali e con lo studio del Dna nella formulazione del piano nutrizionale e metabolico (nel pre e post gara)».

GLI ESAMI

Agli atleti che sono già dei campioni e a coloro che ambiscono a diventarlo, gli esperti del Poliambulatorio Orice assicurano:

– Analisi computerizzata della postura e dell’appoggio plantare durante la corsa, grazie alle innovative tecnologie delle quali è dotato il Poliambulatorio.

– Una metodologia di Lavoro che valuta i fondamentali pattern di movimento comuni a tanti sport e che permette di rilevare le principali aree di carenza o scarso controllo del movimento e dimostrare limitazioni funzionali e asimmetrie posturali.

– Programmi Riabilitativi redatti da Eccellenze Nazionali nel campo della Riabilitazione e della Medicina Ortopedica, per il recupero della forza e della velocità di esecuzione del gesto sportivo,

– Il controllo della composizione corporea, che include il monitoraggio del peso, della percentuale di grasso corporeo, della glicemia h24, dell’idratazione, della qualità e quantità di massa muscolare.

– Un piano alimentare equilibrato che protegga l’atleta da patologie che potrebbero interferire con il suo sviluppo e le sue prestazioni.

«Garantiamo anche visite specialistiche Ortopediche con i Medici che hanno curato campioni di alto livello – conclude il dottore Pino Riolo –  la programmazione del Piano Nutrizionale e Metabolico, Esame Barapodometrico Computerizzato Statico e Dinamico, Valutazione Fisioterapica e Posturale».

fonte: milazzo24.it

Gomito del Tennista: Non colpisce solo gli sportivi. Scopri la verità!

Gomito del Tennista: Non colpisce solo gli sportivi. Scopri la verità!

COSA E’ L’EPICONIDILITE DI GOMITO?

L’epicondilite di gomito, detta anche “gomito del tennista”, è una patologia flogistico-degenerativa che riguarda l’inserzione ossea dei muscoli epicondiloidei a livello del gomito. Interessa principalmente pazienti giovani, lavoratori manuali e/o sportivi che esercitano movimenti ripetitivi di estensione e pronazione del polso.

QUALI SONO I SINTOMI?

L’epicondilite esordisce con dolore localizzato a livello della faccia esterna del gomito: si presenta durante l’attività lavorativa/sportiva e anche a riposo; nelle forme più acute può presentarsi di notte disturbando il sonno. Il dolore a volte è di tale entità da non permettere di svolgere normali attività quotidiane, anche semplici, come aprire o sollevare una bottiglia d’acqua. Spesso il dolore può irradiarsi a livello della faccia dorsale dell’avambraccio fino al polso.

COME SI DIAGNOSTICA?

Un’attenta valutazione clinica può indirizzare verso la diagnosi corretta. Il dolore viene evocato dalla pressione a livello del condilo laterale del gomito e viene esacerbato dai movimenti in estensione e incontro-resistenza del polso.

L’esame ecografico permette di visualizzare molto bene l’inserzione dei tendini epicondiloidei al gomito, mostrando i segni flogistici degenerativi, spesso accompagnati, nelle forme più avanzate, dalla presenza di microcalcificazioni intratendinee. Importante è la diagnosi differenziale con le forme iniziali artrosiche di gomito, soprattutto da sospettare nei pazienti che eseguono lavori manuali pesanti, o che utilizzano mezzi vibranti (come il martello pneumatico). Nel sospetto di artrosi è importante completare gli esami diagnostici con una radiografia del gomito.

Trattamento riabilitativo con Onde d’urto

COME SI CURA?

La maggior parte delle epicondiliti si cura in maniera conservativa, cioè senza bisogno di ricorrere alla chirurgia.

L’assunzione di fans o di cortisone per via orale di solito non risulta efficace.

La prima indicazione è quella di sospendere temporaneamente l’attività lavorativa o sportiva, per cercare di ridurre in parte il dolore.

Il trattamento consigliato inizia con un ciclo infiltrativo ecoguidato al gomito: prima un paio di infiltrazioni cortisoniche, che vengono eseguite preferibilmente intrarticolari, sotto guida ecografica; questo permette di evitare possibili complicanze, anche spiacevoli, quali discromie cutanee, necrosi del tessuto adiposo e formazioni di residui cortisonici a livello del tendine. Successivamente si prosegue con alcune infiltrazioni (sempre ecoguidate) peritendine con acido ialuronico o, come nelle ultime linee guide, con collagene.

Contemporaneamente è vivamente consigliato attivare un trattamento fisioterapico con utilizzo di strumentazioni all’avanguardia come laser ad alta potenza, Neuromodulazione, Tecar Terapia, Stimolazione Magnetica Funzionale FMS, associato a trattamento fasciale e di stretching dei tendini interessati.

Nelle forme croniche non acute l’utilizzo di onde d’urto può ottenere dei discreti risultati.

E’ NECESSARIO L’USO DEL TUTORE?

Esistono dei tutori di gomito che riducono il sovraccarico a carico dei tendini del gomito interessati dall’epicondilite. Il tutore va indossato 3-4 cm sotto la faccia esterna del gomito ed è consigliato soprattutto durante la fase di remissione della patologia, usandolo in particolare durante lo svolgimento delle attività lavorative o sportive.

QUANDO E’ NECESSARIO L’INTERVENTO?

Il trattamento chirurgico viene riservato per quei casi che non rispondono al trattamento conservativo o in caso di frequenti recidive.

L’intervento si esegue in regime di day surgery e mediante anestesia loco regionale. Si esegue una incisione di 3-4 cm sul condilo laterale realizzando un’accurata pulizia dei tendini epicondiloidei; in particolare si esegue una plastica dell’estensore radiale breve del carpo che è la struttura più logorata, asportandone una parte. Nei casi più gravi o cronicizzati si esegue una tenotomia all’inserzione dei tendini epicondiloidei a scopo antalgico, senza che ciò determini perdita di movimento ma avendo come esito in parte una riduzione della forza.