Tumore al seno – Diagnosi, cure e riabilitazione

Tumore al seno – Diagnosi, cure e riabilitazione

  • Cellule lobulari che producono latte
  • Cellule duttali che portano latte al capezzolo.
  • Carcinoma lobulare in situ
  • Carcinoma duttale in situ
  • Carcinoma lobulare infiltrante
  • Carcinoma duttale infiltrante.

EPIDEMIOLOGIAFATTORI DI RISCHIO

  • Età
  • Stato di salute (pregressa diagnosi di tumore al seno, patologie mammarie benigne, sovrappeso dopo menopausa)
  • Fattori ormonali
  • Fattori legati allo stile di vita (uso di alcolici, fumo, alimentazione ricca di grassi saturi, povera di frutta e verdura)
  • Fattori genetici

DIAGNOSI

  • Autopalpazione del seno
  • Una visita senologica annuale
  • Una mammografia annuale

SEGNI E SINTOMI

  1. Nodulo palpabile
  2. Alterazione della cute sovrastante il capezzolo
  3. Retrazione del capezzolo
  4. Secrezione ematica o sieroematica dal capezzolo
  5. Nodulo palpabile nel cavo ascellare

CURE

  • chirurgo oncologo
  • oncologo medico
  • radioterapista
  • radiologo
  • patologo
  • infermiere
  • nutrizionista
  • dietista
  • fisioterapista
  • psicologo

CHIRURGIA

  • Conservativa (asportazione del tumore con tessuto mammario circostante – resezione parziale/quadrantectomia)
  • Demolitiva (asportazione di tutta la mammella – mastectomia)
  • Biopsia del linfonodo sentinella: rimozione del linfonodo più vicino al tumore
  • Dissezione (svuotamento ascellare: asportazione di tutti i linfonodi.

RIABILITAZIONE

  • Dolore o fastidio: attorno al ferita o sotto il braccio.
  • Rigidità della spalla: si può avvertire soprattutto dopo intervento di mastectomia.
  • Gonfiore interno alla ferita: dovuto all’accumulo di sangue o linfa.
  • Insensibilità e formicolio: la dissezione ascellare causa un trauma ai nervi che irradiano la regione.
  • Linfedema: lieve gonfiore del braccio o della mano omolaterali che si manifesta dopo un intervento di dissezione ascellare o di radioterapia.
  • Trattamento di aderenze fibrose (axillary web syndrome) in seguito ad interventi ascellari, attraverso tecniche manuali.
  • Trattamento di rigidità capsulari per pazienti che hanno eseguito ricostruzione con espansore o protesi mammaria
  • Trattamento di rigidità per pazienti che ricevono radioterapia
  • Trattamento di edemi mammari, pettorali e dorsali in seguito a ricostruzioni mammarie

Articolo a cura della

Dott.ssa Giusy Fileti

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INTERVENTO SPALLA – TRANSFER del GRAN DORSALE ARTROSCOPICO ASSISTITO

INTERVENTO SPALLA – TRANSFER del GRAN DORSALE ARTROSCOPICO ASSISTITO

rotture massiveirreparabili della cuffia dei rotatoriirreparabilitàdimensioniqualità ed elasticità residuaatrofia) Spalla Dolorosa PseudoparaliticaQuali sono i sintomi dellarottura massiva?

  • non riesce a sollevare il braccio
  • spesso deve usare il braccio sano controlaterale per far muovere quello danneggiato
  • nella pratica quotidiana, il paziente fatica a bere un bicchiere di acqua per la perdita parziale della extrarotazione
  • ha dolore notturno o costante nella vita quotidiana

A cosa serve l’intervento di Transfer del Gran Dorsale?Transfer del Gran Dorsale Artroscopicamente Assistito, Spalla Dolorosa PseudoparaliticaQuando è indicato l’intervento?lesione irreparabile Quando non è indicato l’intervento?non si può effettuare in

  • artrosi concomitante
  • rottura concomitante del sottoscapolare
  • grave atrofia del piccolo rotondo
  • lesione pre-esistente del nervo ascellare
  • rottura cronica del deltoide

Come si effettua l’intervento?tecnica mista artroscopica – cielo aperto

  • Preparazione subacromiale artroscopica per il trasferimento del tendine: recuperato il tendine nello spazio tra tetto acromiale e testa omerale, viene fissato con miniviti ad impatto con procedura Artroscopica. L’intervento può durare circa 60-90 min, a cui segue un ricovero ospedaliero di 2 giorni.

  • Trasferimento e fissazione artroscopica del Gran Dorsale

Quali sono i vantaggi? evitare danni importanti al deltoideparte artroscopica

  1. esplorare l’articolazione dall’interno a 360° e di rimuovere eventuali aderenze circonferenziali della capsula che potrebbero limitare il movimento della articolazione e impedire la funzione del Transfert
  2. controllare lo stato cartilagineo e degli altri tendini – sottoscapolare e piccolo rotondo – la cui integrità è indispensabile per il buon risultato finale.

Dopo quanto tempo si può usare il braccio?

  1. Subito dopo l’intervento: indossare un tutore in posizione neutra a 15’ di abduzione , da tenere in posizione senza rimuoverlo, nemmeno di notte, per circa 6 settimane. Durante questo periodo è permesso il movimento passivo assistito dopo 15-20 giorni e piccola attività di autonomia personale. Il movimento attivo e contro resistenze deve essere evitato per almeno 2-3 mesi dopo l’intervento.
  2. Si può tornare a guidare l’auto dopo il secondo mese
  3. La ripresa delle attività lavorative impiegatizie è possibile dopo 2 mesi; dopo 4 mesi, se queste implicano attività di carico o lavori manuali
  4. Per le restanti attività occorre invece aspettare che siano passati almeno 5 mesi dall’intervento.

Quali sono le eventuali complicanze?

A cura di

Dott. PAOLO RIGHI

Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia ricostruttiva articolare, artroscopica e protesica della Spalla

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Mente e postura: come influiscono gli stati d’animo

Mente e postura: come influiscono gli stati d’animo

DEFINIZIONE DI POSTURAFATTORI COINVOLTI NEL CONTROLLO POSTURALE

  • Fattori Neurofisiologici: La postura, nella sua essenza neurofisiologica, non è altro che l’insieme di complessi processi psichici e neurofisiologici in grado di determinare una modulazione del tono muscolare. Il sistema tonico posturale riceve delle afferenze specifiche, costituite dalle informazioni provenienti da vari recettori: recettori somato-sensoriali e viscerali; recettori visivi, uditivi, vestibolari, stomatognatici (ATM) e recettori podalici. Il tono muscolare, quindi, è fortemente condizionato dagli input, cioè dalle informazioni in entrata, ma anche dal SNC che è in grado di controllarlo e modificarlo, attraverso processi di integrazione ed elaborazione delle informazioni ricevute. Quindi uno squilibrio posturale può derivare da alterazioni a livello delle entrate sensoriali, cosi come da una cattiva integrazione centrale.
  • Fattori Biomeccanici: Di norma, nelle alterazioni posturali, gli squilibri sono più facilmente visibili a livello statico e biomeccanico:

IL RUOLO DELLE EMOZIONISTATO MIOTENSIVO PSICOGENOileopsoasdiaframma plesso solare. emozioniadduttoriblocco inconscio del diaframma che, teso e contratto, riduce la mobilità toraco-addominale con effetti gravi sull’intero organismo e COME INTERVENIRE?

ORICE’S METHOD

“Ci è concessa una sola vita, i risultati che otteniamo dipendono unicamente dall’uso che ne facciamo”.

Oggi sei TU che puoi scegliere come agire e a chi affidarti, ricordando sempre: “Mens Sana in Corpore Sano”.
Un corpo mantenuto in salute non può che influire positivamente sul benessere della mente e dell’intero sistema.

Falsi miti dell’emicrania

emicrania è il disordine neurologicorivolgersi a professionisti esperti in cefaleenetwork della Clinica del Mal di Testa.Sfatare questi miti è già un vero e proprio rimedio terapeutico

Mito numero 1: l’emicrania è causata da stress, depressione o altri fattori psicologici

Questo mito è errato perché l’emicrania è un disordine neurologico e non psicologico!

Per essere più chiari: l’emicrania è causata da caratteristiche specifiche del substrato neurologico . Alcune aree cerebrali delle persone con questa forma di cefalea tendono a una instabilità funzionale a cui si associano alterazioni e anormalità di certi meccanismi neurologici che, in determinati momenti e sotto l’azione di vari fattori irritativi, sfociano in una ipersensibilità e iperreattività del sistema nervoso centrale in toto.

Molteplici sintomi vengono innescati in un attacco di emicrania senz’aura:

  • Dolore (moderato, medio, grave).
  • Nausea.
  • Vomito.
  • Ipersensibilità ai suoni.
  • Ipersensibilità alla luce o altri stimoli esterni.
  • Dolore cervicale e rigidità nei movimenti.
  • Sbalzi d’umore.
  • Difficoltà di concentrazione.

L’ emicrania è una condizione neurologica molto debilitante. Può facilmente diventare emicrania cronica e impedire tutti gli aspetti della vita di una persona:

  • Lavoro,
  • Famiglia,
  • Qualità della vita,
  • Rapporti interpersonali,
  • Tempo libero.

È una belva insaziabile che aggredisce ogni aspetto dell’esistenza di chi ne soffre. Questo effettivamente può facilitare la comparsa di disagi psicologici, come l’ ansia o la depressione che spesso si associano a tale forma di cefalea ma senza relazione di causa-effetto. Si parla infatti di comorbidità per indicare tale associazione che ovviamente complica la situazione.

Molte persone che soffrono di emicrania si sono rivolte a decine di specialisti e medici di ogni sorta spendendo tempo, risorse economiche e fisiche. Ciò è altamente stressante e deprimente. Non tutti i medici sono preparati per capirla e gestirla al meglio. Pensare che tutto sia un problema psicologico è un grave errore. Ecco perchè è importante rivolgersi a medici neurologi esperti in cefalee.

Mito numero 2: tutti i medici sanno diagnosticare e trattare l’emicrania

1 medico su 20emicrania senz’auraemicrania senz’aura mestrualeemicrania con auraemicrania cronicaSolo 1 persona su 2 ottiene una qualche forma di terapia che sia minimamente efficace. centri specializzati, o network di professionisti esperti

Mito numero 3: devi fartene una ragione…

Quando si parla di emicrania, la risposta standard di molti professionisti sanitari è che sia una “malattia per tutta la vita”.

Niente di più sbagliato: l’emicrania è un disordine e non una malattia perchè non esiste ad oggi nessuna causa patologica specifica a giustificare tale affermazione. Non ci sono infatti lesioni del sistema nervoso, nè virus o batteri o malformazioni patologiche. Esistono trattamenti, strategie e terapie che possono contenere tale disordine neuro-funzionale, diminuire i sintomi e la disabilità fino a garantire una qualità della vita accettabile . E’ un percorso difficile che necessita un percorso multidisciplinare e un cambiamento serio del proprio stile di vita.

Non esiste una cura miracolosa, una pillola speciale che possa risolvere il problema in modo definitivo e rapido.

Attraverso un percorso terapeutico multidisciplinare si può avere una reale diminuzione della frequenza degli attacchi, una mitigazione della loro intensità e durata, una migliore risposta ai farmaci stessi e una risoluzione della disabilità!

Ma prima di tutto vanno identificati i fattori stressor o trigger associati, ad esempio quelli muscolo-scheletrici o alimentari, attraverso la compilazione precisa e costante del diario.

Mito numero 4: l’emicrania non è pericolosa per la propria vita

Chi soffre di emicrania è a rischio di morte.

Sembra incredibile da credere ma tra le persone sotto i 45 anni che hanno un ictus ben il 27% è dovuto all’emicrania.

Un dato inquietante che dovrebbe far riflettere è che, negli USA, la quarta causa di morte è proprio l’ictus.

Semplificando con le percentuali:

  • Rischio di ictus per le persone “comuni” è dello 0,18%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania è dello 0,36%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con aura è del 2,27%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con senza aura è dell’1,83%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania e usa contraccettivi orali è dell’8,72%.

Altri fattori di rischio sono:

  • Ipertensione.
  • Fumo.
  • Vita sedentaria.

L’emicrania ha un impatto devastante sulla qualità della vita. Oltre ai sintomi e disabilità, può comportare situazioni di mobbing sul lavoro (perché il mal di testa non si può “vedere”), problemi nei rapporti interpersonali e sociali.

Si tende a giudicare negativamente chi soffre di emicrania, additandola come persona che non sopporta lo stress, non è abbastanza forte o sicura di sé.

Gli studi scientifici dimostrano come questi 4 miti siano assolutamente falsi e che, invece, portino troppo spesso a credere e valutare chi soffre di emicrania negativamente.

Se soffri di emicrania e sei una persona a rischio è opportuno rivolgersi il prima possibile a professionisti esperti e intraprendere un percorso terapeutico integrato e multidisciplinare.

Articolo a cura di

clinicadelmalditesta.it

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