di formability | Lug 25, 2020 | Articoli, FisioDonna, Fisioterapia e riabilitazione
- Cellule lobulari che producono latte
- Cellule duttali che portano latte al capezzolo.
- Carcinoma lobulare in situ
- Carcinoma duttale in situ
- Carcinoma lobulare infiltrante
- Carcinoma duttale infiltrante.
EPIDEMIOLOGIAFATTORI DI RISCHIO
- Età
- Stato di salute (pregressa diagnosi di tumore al seno, patologie mammarie benigne, sovrappeso dopo menopausa)
- Fattori ormonali
- Fattori legati allo stile di vita (uso di alcolici, fumo, alimentazione ricca di grassi saturi, povera di frutta e verdura)
- Fattori genetici
DIAGNOSI
- Autopalpazione del seno
- Una visita senologica annuale
- Una mammografia annuale
SEGNI E SINTOMI
- Nodulo palpabile
- Alterazione della cute sovrastante il capezzolo
- Retrazione del capezzolo
- Secrezione ematica o sieroematica dal capezzolo
- Nodulo palpabile nel cavo ascellare
CURE
- chirurgo oncologo
- oncologo medico
- radioterapista
- radiologo
- patologo
- infermiere
- nutrizionista
- dietista
- fisioterapista
- psicologo
CHIRURGIA
- Conservativa (asportazione del tumore con tessuto mammario circostante – resezione parziale/quadrantectomia)
- Demolitiva (asportazione di tutta la mammella – mastectomia)
- Biopsia del linfonodo sentinella: rimozione del linfonodo più vicino al tumore
- Dissezione (svuotamento ascellare: asportazione di tutti i linfonodi.
RIABILITAZIONE
- Dolore o fastidio: attorno al ferita o sotto il braccio.
- Rigidità della spalla: si può avvertire soprattutto dopo intervento di mastectomia.
- Gonfiore interno alla ferita: dovuto all’accumulo di sangue o linfa.
- Insensibilità e formicolio: la dissezione ascellare causa un trauma ai nervi che irradiano la regione.
- Linfedema: lieve gonfiore del braccio o della mano omolaterali che si manifesta dopo un intervento di dissezione ascellare o di radioterapia.
- Trattamento di aderenze fibrose (axillary web syndrome) in seguito ad interventi ascellari, attraverso tecniche manuali.
- Trattamento di rigidità capsulari per pazienti che hanno eseguito ricostruzione con espansore o protesi mammaria
- Trattamento di rigidità per pazienti che ricevono radioterapia
- Trattamento di edemi mammari, pettorali e dorsali in seguito a ricostruzioni mammarie
Articolo a cura della
Dott.ssa Giusy Fileti
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di formability | Lug 24, 2020 | Articoli, Clinica della Spalla, Fisioterapia e riabilitazione
rotture massiveirreparabili della cuffia dei rotatoriirreparabilitàdimensioniqualità ed elasticità residuaatrofia) Spalla Dolorosa PseudoparaliticaQuali sono i sintomi dellarottura massiva?
- non riesce a sollevare il braccio
- spesso deve usare il braccio sano controlaterale per far muovere quello danneggiato
- nella pratica quotidiana, il paziente fatica a bere un bicchiere di acqua per la perdita parziale della extrarotazione
- ha dolore notturno o costante nella vita quotidiana

A cosa serve l’intervento di Transfer del Gran Dorsale?Transfer del Gran Dorsale Artroscopicamente Assistito, Spalla Dolorosa PseudoparaliticaQuando è indicato l’intervento?lesione irreparabile Quando non è indicato l’intervento?non si può effettuare in
- artrosi concomitante
- rottura concomitante del sottoscapolare
- grave atrofia del piccolo rotondo
- lesione pre-esistente del nervo ascellare
- rottura cronica del deltoide
Come si effettua l’intervento?tecnica mista artroscopica – cielo aperto

- Preparazione subacromiale artroscopica per il trasferimento del tendine: recuperato il tendine nello spazio tra tetto acromiale e testa omerale, viene fissato con miniviti ad impatto con procedura Artroscopica. L’intervento può durare circa 60-90 min, a cui segue un ricovero ospedaliero di 2 giorni.

- Trasferimento e fissazione artroscopica del Gran Dorsale
Quali sono i vantaggi? evitare danni importanti al deltoideparte artroscopica
- esplorare l’articolazione dall’interno a 360° e di rimuovere eventuali aderenze circonferenziali della capsula che potrebbero limitare il movimento della articolazione e impedire la funzione del Transfert
- controllare lo stato cartilagineo e degli altri tendini – sottoscapolare e piccolo rotondo – la cui integrità è indispensabile per il buon risultato finale.

Dopo quanto tempo si può usare il braccio?
- Subito dopo l’intervento: indossare un tutore in posizione neutra a 15’ di abduzione , da tenere in posizione senza rimuoverlo, nemmeno di notte, per circa 6 settimane. Durante questo periodo è permesso il movimento passivo assistito dopo 15-20 giorni e piccola attività di autonomia personale. Il movimento attivo e contro resistenze deve essere evitato per almeno 2-3 mesi dopo l’intervento.
- Si può tornare a guidare l’auto dopo il secondo mese
- La ripresa delle attività lavorative impiegatizie è possibile dopo 2 mesi; dopo 4 mesi, se queste implicano attività di carico o lavori manuali
- Per le restanti attività occorre invece aspettare che siano passati almeno 5 mesi dall’intervento.
Quali sono le eventuali complicanze?
A cura di
Dott. PAOLO RIGHI
Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia ricostruttiva articolare, artroscopica e protesica della Spalla
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di formability | Lug 24, 2020 | Articoli, Clinica della Colonna, Clinica della Postura
DEFINIZIONE DI POSTURAFATTORI COINVOLTI NEL CONTROLLO POSTURALE
- Fattori Neurofisiologici: La postura, nella sua essenza neurofisiologica, non è altro che l’insieme di complessi processi psichici e neurofisiologici in grado di determinare una modulazione del tono muscolare. Il sistema tonico posturale riceve delle afferenze specifiche, costituite dalle informazioni provenienti da vari recettori: recettori somato-sensoriali e viscerali; recettori visivi, uditivi, vestibolari, stomatognatici (ATM) e recettori podalici. Il tono muscolare, quindi, è fortemente condizionato dagli input, cioè dalle informazioni in entrata, ma anche dal SNC che è in grado di controllarlo e modificarlo, attraverso processi di integrazione ed elaborazione delle informazioni ricevute. Quindi uno squilibrio posturale può derivare da alterazioni a livello delle entrate sensoriali, cosi come da una cattiva integrazione centrale.
- Fattori Biomeccanici: Di norma, nelle alterazioni posturali, gli squilibri sono più facilmente visibili a livello statico e biomeccanico:
IL RUOLO DELLE EMOZIONISTATO MIOTENSIVO PSICOGENOileopsoasdiaframma plesso solare. emozioniadduttoriblocco inconscio del diaframma che, teso e contratto, riduce la mobilità toraco-addominale con effetti gravi sull’intero organismo e COME INTERVENIRE?
ORICE’S METHOD
“Ci è concessa una sola vita, i risultati che otteniamo dipendono unicamente dall’uso che ne facciamo”.
Oggi sei TU che puoi scegliere come agire e a chi affidarti, ricordando sempre: “Mens Sana in Corpore Sano”.
Un corpo mantenuto in salute non può che influire positivamente sul benessere della mente e dell’intero sistema.
di formability | Lug 20, 2020 | Clinica del Mal di testa, FisioDonna
emicrania è il disordine neurologicorivolgersi a professionisti esperti in cefaleenetwork della Clinica del Mal di Testa.Sfatare questi miti è già un vero e proprio rimedio terapeutico
Mito numero 1: l’emicrania è causata da stress, depressione o altri fattori psicologici
Questo mito è errato perché l’emicrania è un disordine neurologico e non psicologico!
Per essere più chiari: l’emicrania è causata da caratteristiche specifiche del substrato neurologico . Alcune aree cerebrali delle persone con questa forma di cefalea tendono a una instabilità funzionale a cui si associano alterazioni e anormalità di certi meccanismi neurologici che, in determinati momenti e sotto l’azione di vari fattori irritativi, sfociano in una ipersensibilità e iperreattività del sistema nervoso centrale in toto.
Molteplici sintomi vengono innescati in un attacco di emicrania senz’aura:
- Dolore (moderato, medio, grave).
- Nausea.
- Vomito.
- Ipersensibilità ai suoni.
- Ipersensibilità alla luce o altri stimoli esterni.
- Dolore cervicale e rigidità nei movimenti.
- Sbalzi d’umore.
- Difficoltà di concentrazione.
L’ emicrania è una condizione neurologica molto debilitante. Può facilmente diventare emicrania cronica e impedire tutti gli aspetti della vita di una persona:
- Lavoro,
- Famiglia,
- Qualità della vita,
- Rapporti interpersonali,
- Tempo libero.
È una belva insaziabile che aggredisce ogni aspetto dell’esistenza di chi ne soffre. Questo effettivamente può facilitare la comparsa di disagi psicologici, come l’ ansia o la depressione che spesso si associano a tale forma di cefalea ma senza relazione di causa-effetto. Si parla infatti di comorbidità per indicare tale associazione che ovviamente complica la situazione.
Molte persone che soffrono di emicrania si sono rivolte a decine di specialisti e medici di ogni sorta spendendo tempo, risorse economiche e fisiche. Ciò è altamente stressante e deprimente. Non tutti i medici sono preparati per capirla e gestirla al meglio. Pensare che tutto sia un problema psicologico è un grave errore. Ecco perchè è importante rivolgersi a medici neurologi esperti in cefalee.
Mito numero 2: tutti i medici sanno diagnosticare e trattare l’emicrania
1 medico su 20emicrania senz’auraemicrania senz’aura mestrualeemicrania con auraemicrania cronicaSolo 1 persona su 2 ottiene una qualche forma di terapia che sia minimamente efficace. centri specializzati, o network di professionisti esperti
Mito numero 3: devi fartene una ragione…
Quando si parla di emicrania, la risposta standard di molti professionisti sanitari è che sia una “malattia per tutta la vita”.
Niente di più sbagliato: l’emicrania è un disordine e non una malattia perchè non esiste ad oggi nessuna causa patologica specifica a giustificare tale affermazione. Non ci sono infatti lesioni del sistema nervoso, nè virus o batteri o malformazioni patologiche. Esistono trattamenti, strategie e terapie che possono contenere tale disordine neuro-funzionale, diminuire i sintomi e la disabilità fino a garantire una qualità della vita accettabile . E’ un percorso difficile che necessita un percorso multidisciplinare e un cambiamento serio del proprio stile di vita.
Non esiste una cura miracolosa, una pillola speciale che possa risolvere il problema in modo definitivo e rapido.
Attraverso un percorso terapeutico multidisciplinare si può avere una reale diminuzione della frequenza degli attacchi, una mitigazione della loro intensità e durata, una migliore risposta ai farmaci stessi e una risoluzione della disabilità!
Ma prima di tutto vanno identificati i fattori stressor o trigger associati, ad esempio quelli muscolo-scheletrici o alimentari, attraverso la compilazione precisa e costante del diario.
Mito numero 4: l’emicrania non è pericolosa per la propria vita
Chi soffre di emicrania è a rischio di morte.
Sembra incredibile da credere ma tra le persone sotto i 45 anni che hanno un ictus ben il 27% è dovuto all’emicrania.
Un dato inquietante che dovrebbe far riflettere è che, negli USA, la quarta causa di morte è proprio l’ictus.
Semplificando con le percentuali:
- Rischio di ictus per le persone “comuni” è dello 0,18%.
- Rischio di ictus per chi soffre di emicrania è dello 0,36%.
- Rischio di ictus per chi soffre di emicrania con aura è del 2,27%.
- Rischio di ictus per chi soffre di emicrania con senza aura è dell’1,83%.
- Rischio di ictus per chi soffre di emicrania e usa contraccettivi orali è dell’8,72%.
Altri fattori di rischio sono:
- Ipertensione.
- Fumo.
- Vita sedentaria.
L’emicrania ha un impatto devastante sulla qualità della vita. Oltre ai sintomi e disabilità, può comportare situazioni di mobbing sul lavoro (perché il mal di testa non si può “vedere”), problemi nei rapporti interpersonali e sociali.
Si tende a giudicare negativamente chi soffre di emicrania, additandola come persona che non sopporta lo stress, non è abbastanza forte o sicura di sé.
Gli studi scientifici dimostrano come questi 4 miti siano assolutamente falsi e che, invece, portino troppo spesso a credere e valutare chi soffre di emicrania negativamente.
Se soffri di emicrania e sei una persona a rischio è opportuno rivolgersi il prima possibile a professionisti esperti e intraprendere un percorso terapeutico integrato e multidisciplinare.
Articolo a cura di
clinicadelmalditesta.it
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di formability | Giu 20, 2020 | News
Enrico Castellacci
Continua la prestigiosa, intensa e proficua collaborazione con un luminare della medicina sportiva riabilitativa ed ortopedica.

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