DOLORE ALLE GINOCCHIA NEL BACK SQUAT? Scopri le cause

DOLORE ALLE GINOCCHIA NEL BACK SQUAT? Scopri le cause

BREVI CENNI ANATOMICI SULL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

  • Femore
  • Tibia
  • Patella

ha una formaconvessa data dalla presenza dei due condili femorali; E’propriotibiacavità gleinoideeMenisco medialeMenisco laterale legamenti crociatilegamento collaterale lateralelegamenticapsula articolarearticolazione del ginocchio

  • Legamento rotuleo: è un robusto cordone che unisce il margine inferiore della rotula alla tuberosità tibiale. Esso risulta essere la continuazione del tendine del muscolo quadricipite, che ingloba la rotula.
  • Legamenti collaterali (mediale e laterale ): essi aiutano la stabilizzazione del ginocchio sul piano frontale, impedendo movimenti di varismo/valgismo.
  • Legamenti crociati (anteriore e posteriore) : l’ACL (legamento crociato anteriore) è considerato il più grande stabilizzatore del ginocchio. Il suo compito è quello di impedire lo scivolamento anteriore della tibia nel grado massimo di flessione, limita la rotazione interna ed esterna del ginocchio ed impedisce i movimenti di varismo/valgismo. Il legamento crociato posteriore (PCL) può essere considerato la controparte dell’ACL. La sua funzione infatti è quella di impedire lo scivolamento posteriore della tibia.

capsula, membrana,COS’E’ IL BACK SQUAT ?Le forze di taglioLa forze di compressioneCAUSE DI DOLORE AL GINOCCHIO NEL BACK SQUAT

  • Velocità di esecuzione: Durante la fase di discesa, il soggetto dovrebbe mantenere il pieno controllo della propria velocità e della corretta postura attraverso un movimento fluido e controllato, evitando rapidità e velocità che possono essere alla base di vari infortuni. Hattin et al., ad esempio, hanno evidenziato maggiori forze di taglio e di compressione quando si esegue più velocemente il movimento.
  • Profondità: Effettuare una discesa troppo corta, oltre a determinare una prevalenza dell’attivazione dei quadricipiti a discapito dei glutei, limita la performance ed aumenta il rischio di infortunio. Al contrario invece, eseguire uno squat più profondo, riduce i rischi e migliora il controllo motorio. Studi recenti dimostrano infatti che i legamenti nel punto di maggiore profondità sono sottoposti a uno sforzo minimo. Ad esempio, è dimostrato che lo stress per il LCA durante uno squat è in realtà più elevato durante i primi gradi della discesa (flessione fra i 15° e i 30°). Con l’aumentare della profondità, le forze di stress sul LCA diminuiscono significativamente.
  • Posizione dei piedi: L’atleta dovrebbe assumere una posizione iniziale di ampiezza media con la punta dei piedi rivolta a circa 10° verso l’esterno. Se da un lato è vero, infatti, che una posizione dei piedi stretta minimizza le forze di compressione sul ginocchio, la stessa porterebbe a spostare eccessivamente il ginocchio oltre la punta dei piedi aumentando cosi le forze di taglio. Inoltre il piede deve essere stabile ed a contatto con il terreno, evitando movimento in supinazione/pronazione.
  • Posizione delle ginocchia: La posizione ideale durante lo squat sarebbe quella di avere la tibia in posizione più verticale possibile rispetto al pavimento. La posizione delle ginocchia in valgismo/varismo durante lo squat, potrebbe gravare fortemente sulla componente legamentosa del ginocchio.

TERAPIA E CONSIGLI UTILI

  • single leg hip tilts: migliora la propriocezione dell’anca.
  • split squat: aumenta il reclutamento della muscolatura unilaterale dell’anca.
  • crossover stretch: utile per allungare la muscolatura dell’anca.
  • fire hydrant e hip circles : migliorano lamobilità dell’anca.
  • band squat: stimola le ginocchia ad assumere la corretta posizione nello squat.
  • single romanian deadlift e single leg isometric squat: migliorano la stabilità del ginocchio.
  • walking lounge e wall squat: evita l’eccessivo movimento della tibia in avanti.
  • toe touches: migliora la mobilità di anca e ginocchio.

Articolo a cura della

Dott.ssa Chiara Famà

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Cicatrici: prevenzione e trattamento

Cicatrici: prevenzione e trattamento

Da cosa deriva il termine cicatrice?CicatrixCingerelegare attornoLe cicatrici sono tutte uguali?

  • IPERTROFICA
  • CHELOIDEA (CHELOIDE)
  • ATROFICA
  • RETRAENTE

Quali sono gli squilibri che possono provocare le cicatrici?

  • POSTURALE
  • Fasce: la trazione del tessuto cicatriziale si ripercuote a livello dei piani sottostanti (fascia connettivale, fibre muscolari, vasi, nervi). L’aderenza si può propagare arrivando fino alle fasce più lontane dall’area della cicatrice stessa, inducendo la flessione della parte opposta del corpo verso la cicatrice. L’organismo altera così il suo assetto e compaiono spesso dolori e limitazioni nei movimenti, soprattutto nella parte simmetricamente opposta alla cicatrice.
  • Recettori: una cicatrice retratta, ipertrofica o cheloide è in grado di mutare la funzione dei recettori cutanei innescando una risposta anomala soprattutto a livello muscolo-scheletrico. Tale risposta anomala è in grado di provocare delle dismetrie funzionali e nei casi più gravi anche una falsa curva scoliotica.
  • MUSCOLO-FASCIALE
  • LINFATICO
  • ENERGETICO

effetto barriera

  • ENDOCRINO-METABOLICO

effetto vestito

  • Distonie neurovegetative
  • Ipertensione o ipotensione arteriosa
  • Spasmofilia
  • Dermalgie riflesse
  • Blocchi vertebrali
  • Cefalee
  • Emicranie
  • Fatica cronica
  • PSICOLOGICO

Cosa sono le aderenze cicatriziali?Quali sono i problemi legati alle cicatrici?

  • blocchi e limitazioni articolari;
  • dolori articolari;
  • gonfiori;
  • “fitte” di dolore;
  • dolori addominali o viscerali;
  • disfunzioni viscerali a carico dell’intestino, dello stomaco, dell’utero;
  • disfunzioni neurovegetative: sudorazione, ansia, paura.

Quali sono i principali interventi o traumi per i quali è consigliabile prendersi cura delle cicatrici?

  • Mastectomia parziale o totale
  • Quadrantectomia ascellare
  • Tiroidectomia
  • Protesi di anca o di ginocchio
  • Applicazione Pacemaker
  • Interventi ortopedici tradizionali o in artroscopia a ginocchia, spalle e caviglie
  • Tunnel carpale
  • Tagli traumatici profondi trattati con punti o colla
  • Taglio cesareo e rimozione dell’utero
  • Appendicectomia
  • Intervento su diastasi addominale

Cosa si può fare?

Articolo a cura della

Dott.ssa Viviana Villani Conti

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SCOLIOSI E POSTURA: Quando preoccuparsi? Scopri i campanelli d’allarme

SCOLIOSI E POSTURA: Quando preoccuparsi? Scopri i campanelli d’allarme

CENNI ANATOMICI SULLA COLONNA

  • Supportare il peso corporeo
  • Trasferire le forze tra testa, tronco e pelvi
  • Consentire la flessibilità del tronco, la flessione e la torsione
  • Proteggere il midollo spinale

PARAMORFISMO O SCOLIOSI? CONOSCI LA DIFFERENZA?atteggiamenti posturali paramorfismi,

  • Carenza di movimento
  • Eccesso di peso.
  • Errata percezione del proprio corpo.
  • Assunzione di posizioni scorrette.

Assolutamente SI!dismorfismo, LA SCOLIOSI

  • Eziologia: idiopatica o secondaria
  • Età di insorgenza: infantile, giovanile, adolescenziale, età adulta
  • Gravità: lieve (fino a 25°), moderata (da 25° a 40°), grave (sopra i 45°).
  • Sede: cervicale, cervico-toracica, toracica, toraco-lombare, lombare

IPOTESI EZIOLOGICHE

  • Genetici e familiari
  • Neurologici: Si pensa che alla base della scoliosi possa esserci un’anormale maturazione del SNC ed anomalie significative nel controllo del movimento e della postura a livello dei centri sottocorticali e corticali. Tali danni primari e/o secondari possono coinvolgere il sistema di controllo tonico-posturale, la percezione visivo-spaziale dell’orientamento corporeo nello spazio, il sistema propriocettivo (Dubousset, 1985) o infine il sistema vestibolare (Costanzo G, Frascarelli M, 1983).
  • Biomeccanici: alterazioni del tronco encefalico influiscono sul muscolo trasverso spinale, il quale porterebbe sia alla rotazione vertebrale che alla deviazione laterale della colonna (Veldhuizen et al., 2000).

A QUALE ETA’ BISOGNA PREOCCUPARSI? QUALE ETA’ VIENE DEFINITA CRITICA?CHE CONSEGUENZE COMPORTA LA SCOLIOSI?

  • Scorretto posizionamento del bacino: esso può comportare difficoltà a tutti gli organi pelvici, con conseguenti problematiche di tipo urologico, ginecologico e viscerale.
  • Disfunzioni biomeccaniche: l’inclinazione della colonna e la rotazione vertebrale possono comportare asimmetrie a livello di spalle e fianchi, alterando il movimento.
  • Retrazioni e deficit muscolari
  • Algie vertebrali
  • Disfunzioni neuromotorie: deficit di equilibrio e propriocezione
  • Disfunzioni cardio-respiratorie: la scoliosi rappresenta una problematica di tipo restrittivo in seguito alle modificazioni ossee del tronco. Oltre alla problematica ossea, vi è poi una problematica relativa al diaframma e alla muscolatura respiratoria (Piazzinji et al., 2003). Inoltre alcuni studi hanno segnalato la presenza di una ridotta capacità polmonare anche nei soggetti con scoliosi moderata.
  • Disturbi psicologici: la scoliosi provoca un disturbo nello sviluppo dell’immagine corporea di se e problemi estetici.

A CHI RIVOLGERSI?COME INTERVENIRE?

 “Ogni corpo può essere plasmato, migliorato, riconfigurato: è solo questione della tecnica utilizzata e della disponibilità plastica dei propri tessuti”

ORICE’S METHODl’analisi posturaleL’esame biometrico digitalizzato

  • Rieducazione posturale globale individuale (Presa di coscienza del rachide e della postura corretta, educazione respiratoria, rinforzo muscolare, ergonomia).
  • Terapia manuale
  • Propriocezione e equilibrio
  • Tecnologia Tao-patch

 “La postura è un puzzle non perfetto… ma perfettibile. Gli approcci globali favoriscono l’integrazione delle parti” (D.Raggi) .              

Insieme possiamo far combaciare meglio i pezzi! Ricordati che: La miglior cura è la PREVENZIONE!

 

Articolo a cura della

Dott.ssa Chiara Famà

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Dolore di Spalla da Patologia della Cuffia dei Rotatori

Dolore di Spalla da Patologia della Cuffia dei Rotatori

capo lungo del bicipite,Come si manifesta?

  • ipossia tissutale, cioè ridotto apporto di sangue nell’area di inserzione del tendine sull’omero
  • perdita di elasticità del tendine
  • microcalcificazioni
  • traumi da caduta o sforzo (in questi casi può avvenire la rottura traumatica di uno o più tendini della cuffia)

Perché è importante non sottovalutare il dolore di spalla?lesione parziale

  • cedimento vicino all’inserzione dell’articolazione: a causa della presenza di liquido sinoviale che si forma, il tendine perde la la capacità di cicatrizzazione autonoma
  • cedimento avviene sul versante che si rivolge al soffitto acromiale: la borsite reattiva e il conseguente conflitto acromiale impediscono la cicatrizzazione, e con il passare del tempo, l’attività sportiva e/o lavorativa, può avvenire la lesione o rottura completa del sovraspinoso.

Come si effettua la diagnosi?

  • borsiti
  • tendiniti
  • calcificazioni
  • rotture parziali o complete
  • alterazioni traumatiche o degenerative delle componenti ossee
  • svuotamenti di liquido sinoviale
  • infiltrazioni ecoguidate
  • Rx: per rilevare eventuali fratture in caso di trauma, depositi di sali di calcio, oppure studiare le strutture ossee della spalla ed eventuali alterazioni artrosiche
  • Risonanza Magnetica Nucleare (RMN): permette lo studio anche dei tessuti molli (tendini e muscoli) e fornisce informazioni sull’estensione del danno, la retrazione tendinea, trofismo muscolare

Come si cura?

  • conservativo per le lesioni parziali articolari
  • chirurgico per le lesioni parziali bursali
  • conservativo per le rotture complete degenerative (conserva la capacità di adattamento)
  • chirurgico per le rotture complete traumatiche

Trattamento conservativo terapia fisicakinesiterapia e l’esercizio terapeuticoTrattamento chirurgico

  • day-surgery o ricovero ordinario
  • anestesia ecoguidata di plesso e lieve sedazione
  • artroscopia (nella maggioranza dei casi) o cielo aperto (in casi specifici)

Come si effettua l’intervento in artroscopia?

  • ispezionare l’articolazione e lo spazio sub-acromiale in modo da poter confermare la diagnosi pre-operatoria
  • evidenziare lesioni non identificate con gli esami strumentali
  • valutare l’elasticità e la qualità del tessuto tendineo prima di procedere all’eventuale sutura
  • trattare la lesione tendinea

 

  • pulizia, reinserzione del tendine con ancore in titanio oppure materiale che in circa un anno si integra all’osso (se il tessuto osseo è di buona qualità)
  • eventuale acromionplastica, cioe’ la “limatura” di una parte di soffitto osseo per aumentare lo spazio tra acromion e cuffia riparata in modo da lasciare lo spazio al tendine per “scorrere” senza ostacoli
  • trattamento delle lesioni associate, come per esempio Capo Lungo del Bicipite, acromion-claveare, rigidità capsulare.

Cosa accade dopo l’intervento?

  • una medicazione con garze
  • un tutore posizionato in abduzione neutra da tenere per tutto il tempo prescritto dallo specialista (in genere tra 25 e 25 giorni)
  • una terapia medica anti-tromboembolica e antidolorifica da continuare anche a casa
  • un protocollo riabilitativo che potrà iniziare dopo 15-20 giorni
  • la programmazione per il primo controllo per rimozione punti (a 10-15 giorni), il secondo controllo clinico-ecografico a 45-60 giorni e poi il terzo a 90-120 giorni per la valutazione del processo di guarigione e recupero post-operatorio.

Cosa si può fare dopo l’intervento?

  • da subito: vestirsi e svestirsi da soli, scrivere al computer, sfogliare il giornale, fare cauti movimenti in rotazione e pendolari
  • dopo 3 giorni dall’intervento: doccia, usando cerotti i impermeabili per proteggere la sutura chirurgica
  • dopo 7 giorni dall’intervento: impacchi di acqua e amuchina diluita sui punti di sutura
  • dopo 15-20 giorni dall’intervento: fisioterapia a domicilio per 15 giorni, prima con mobilizzazione passiva kinetec (noleggio apparecchiatura) secondo le indicazioni del medico (in genere 3 sedute al giorno di 15-20 minuti ciascuna) e sotto la soglia del dolore
  • dopo 4-5 settimane dall’intervento: kinesiterapia assistita da terapista per completare il recupero dell’articolarità passiva e iniziare la graduale mobilizzazione attiva dell’articolazione
  • dopo 45 giorni dall’intervento: guidare l’auto
  • dopo 60 giorni dall’intervento: svolgere un lavoro impiegatizio
  • dopo 90 giorni dall’intervento: svolgere lavori manuali leggeri (non oltre 5kg di mobilizzazione), nuotare o esercizi in palestra senza pesi
  • dopo 120 giorni dall’intervento: svolgere lavori più pesanti con mobilizzazioni oltre 7-8 kg, iniziare il recupero sport-specifico
  • dopo 5-6 mesi dall’intervento: rientrare a praticare sport agonistico

Cosa evitare dopo l’intervento?non fumare Quali possono essere le complicanze?Dolore e rigidità di spalla: Non cicatrizzazioneLesioni vascolo-nervoseInfezioniTromboembolie:

A cura di 

Dott. PAOLO RIGHI

Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia ricostruttiva articolare, artroscopica e protesica della Spalla

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Sport: alleato o nemico del pavimento pelvico?

Sport: alleato o nemico del pavimento pelvico?

CENNI ANATOMICI

  • Muscolatura superficiale: bulbo cavernoso, ischio cavernoso, trasverso superficiale e lo sfintere dell’ano
  • Muscolatura intermedia: diaframma urogenitale ( trasverso profondo, sfintere striato uretrale e fascia superiore e inferiore del diaframma uro-genitale).
  • Muscolatura profonda: diaframma pelvico formato dal muscolo elevatore dell’ano ( strato esterno: pubo-coccigeo, ileo-coccigeo, ischio-coccigeo. Strato interno: pubo-rettale).

L’IMPORTANZA DELL’ATTIVITA’ FISICAtutelare la nostra salute attraverso lo svolgimento di attività fisica. attività fisica,infatti,prevenzione: “Se esistesse un farmaco in grado di dare gli stessi effetti benefici dell’esercizio fisico, sarebbe il medicinale più prescritto al mondo”SPORT E PAVIMENTO PELVICOASSOLUTAMENTE NO!prevenzione un allenamento dell’area muscolare del pavimento pelvico.Se i muscoli pelvici,  permettono una giusta distribuzione della pressione all’interno della cavità addominale, allora anche la colonna vertebrale opererà in condizioni fisiologiche ottimali. Il traguardo di uno sport praticato bene e di un perineo funzionale è alla portata di tutte donne sportive. COME INTERVENIRE?Orice’s Method, ipertonico e recupero dell’elasticitàrilassamento del perineo

  • esercizi di consapevolezza che contribuiscono a migliorare la coordinazione respiratoria
  • terapia manuale (trigger point e release miofasciale)
  • terapia fisica e strumentale di ultima generazione (tecar terapia)
  • Migliorare la consapevolezza della muscolatura pelvica
  • Migliorare il reclutamento selettivo del p.p. e lavorare sul rinforzo
  • Migliorare la statica pelvica attraverso attività per l’equilibrio e la propriocezione

“addominali senza rischio”,

Contrazione dei muscoli retti, obliqui e trasversi

Inspirando allunga braccia e gambe, portando su le dite dei piedi.

Espirando abbassa la punta dei piedi mentre attivi il pavimento pelvico e gli addominali dal basso verso l’alto

Contrazione del muscolo grande obliquo

 

Contrazione dei muscoli retti anteriori

  • Non attivare gli addominali in apnea inspiratoria e a glottide chiusa, perché questo blocco crea forte pressione a livello lombare e pelvi-perineale.
  • Se vuoi eseguire il semplice crunch, fai un’ampia inspirazione costale mantenendo la gabbia toracica “aperta” per tutto il movimento, lasciando sempre la glottide aperta.

Buon allenamento in sicurezza! E ricorda che i muscoli che “sentiamo” meno sono quelli di cui abbiamo più bisogno.

Articolo a cura della

Dott.ssa Chiara Famà

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